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dalieri ovunque chiudevano loro le porte. Il pubblico non si fidava della capacità femminile.
Pretesti per scartare la donna-medico da tutti gli uffici sanitari se ne inventarono di tutti i colori, secondo la persona, la località ed il tempo. Preciso come qui a Milano, quando tre anni fa si presentò una donna-medico al nostro Ospedale Maggiore. Essa fu subito colpita dall’ostracismo. Per quale ragione? Pare per la tutela del buon costume.
Insomma le prime medichesse hanno avuto qualche cosa di eroico nella lotta impari coi pregiudizi e sopratutto coi loro colleghi e, se hanno vinto, bisogna pur riconoscere (e non mi si sospetterà certo di voler adulare il mio sesso dopo tutto ciò che dissi prima) che per attività ed energia il sesso debole si è mostrato più forte del sesso forte. La donna oramai si è meritata il brevetto di capacità.
La donna-avvocato
Chi vince ha ragione; e mi si dirà, che per la donna-
medico passi; ma la donna-avvocato, questa
fa arricciare il naso in modo sdegnoso o canzonatorio.
I Consigli dell’ordine degli avvocati, le Corti di Cassazione impediranno alle donne l’esercizio dell’avvocatura finchè sono poche; quando in Europa diventeranno legione, come le medichesse, allora non si oserà più negare alla donna un diritto conquistato, avendo anch’essa percorso studi regolari ed ottenuto il suo diploma, come ogni avvocato dell’altro sesso.
La Poet a Torino, la Popelin a Bruxelles si sentirono respinte coi pretesti derisori della gravidanza, dell’allattamento, del berretto che non