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Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/42

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fa. Canta in tutte le occasioni. Canta sempre. Canta perfino nella desolata Siberia, la regione tristemente nota per la deportazione, michelangiolescamente dipinta da Dostojewski nel suo terribile Dal sepolcro dei vivi. Canta dunque anche il deportato nelle miniere delle Siberie, e ove non cresce una canna o uno sterpo con cui foggiarsi la patria dodka, uno strumento qualsivoglia accompagna la voce, magari raschiando un cucchiaio di ferro su un vecchio paiolo di rame, rullando su una cassa di lata, picchiando ove gli capiti pur di far tanto di rumore e di ritmo da sostenere la voce che canta. E la Russia ha due vaste regioni in cui la musica polla copiosa, abbondante, sincera, da ogni gola contadinesca, e gorgoglia e dilaga come acqua da rocciosa vena; intendo le due grandi e dolorose schiave, la Polonia e la Boemia. Quella Boemia di cui se non antica è la storia ha tanta musicalità, ha canti così dolci e mesti che un proverbio notissino dice: Quello ch’è l’usignolo tra gli altri uccelli è il popolo tzeco fra gli Slavi. Quella Boemia che dette alla musica dotta la polka — polka è parola boema che vuol dire metà e indica in questo caso i due tempi in cui si batte la danza così denominata che entrò nella prima metà del secolo scorso nella capitale dell’Austria. Quella Boemia di cui tutta l'anima sonora e dolorosa è stata così poeticamente cantata dalla roman-