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Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/51

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atti eroici, la leggerezza in sale attico, se l’indolenza è quella che nell’artista precede l’impeto creatore. Ben sia ancora se menestrelli abbiamo dato Dante, Petrarca, Ariosto, Tasso, Foscolo, Leopardi, Prati, Aleardi, Monteverde, Scarlatti, Cimarosa, Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e, perchè no? Ponchielli, Boito, Catalani, Puccini, Mascagni.

Menestrelli, ma, intendiamoci, menestrelli di cui solo la schiera di quelli appartenenti alla storia hanno beneficato le genti di straniero suolo delle proprie singolari virtù, perchè in quanto riguarda l’ignoto artista popolare, le proprie creazioni le tiene gelosamente serbate per sè e pei confratelli del suo popolo. Il poeta, il musico popolaresco non solo non canta per lucro, se non qualche volta costrettovi dalla cecità e coll’obolo dei suoi compaesani, ma non saprebbe, neppure volendo, cantare innanzi a orecchie straniere, profanamente curiose. Perchè se può talora in certi individui prendere anche il carattere di virtuosismo per peculiari doti di gola o di fantasia, è sempre ed unicamente sfogo di interiori bisogni e quindi patrimonio intimo restio a tutto ciò che è mostra, più sensibile più facile a paventare di tutto, di tutto arrossire, più pronto a rinchiudersi come la pudica sensitiva.

La Grecia ha, nella storia della civiltà, per prima acceso il luminosissimo faro della musica