Pagina:L'aes grave del Museo Kircheriano.djvu/105

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RAGIONAMENTO 89

i fautori e proteggitori di queste dottrine, ma eziandio per togliere ogni maraviglia a coloro, che confrontando la publicazione del Cardinale Zelada con questa nostra, non saprebbono intendere il come questo museo da sì grande scarsezza abbia potuto in pochissimi anni venire in tanta dovizia di monete etrusche.

Distinguonsi queste dalle cistiberine e dalle umbre primieramente nel peso. Non meno di novanta son quelle da cui ricaviamo il fatto, che gli etruschi non ebbero mai un asse maggiore di sette oncie. Vero è che in novanta monete non contiamo più che dieci assi e tre dupondj: ma anche questi tredici testimonj a noi pajono più che bastevoli ad aver decisa la presente quistione. Riflettasi inoltre che tre sole delle undici serie etrusche da noi conosciute sorpassano d’alcun poco le sei oncie; le altre stanno al di sotto di quel peso: talché ne’ confronti troviamo che il peso minimo de’ cistiberini sono le nove oncie, il massimo degli umbri le otto, il massimo degli etruschi le sei o poco più.

La seconda particolarità delle monete etrusche consiste nella semplicità delle loro impronte. Se l’officina è d’una metropoli, stampa nel rovescio l’imagine medesima del diritto, e la ripete immutabilmente dall’asse alla parte minima che è l’oncia. Se è d’una città nata dalla metropoli, ritiene nel diritto l’imagine della madre patria e nel rovescio vi scolpisce l’impronta sua propria, ripetendole amendue in tutta la serie. Che se la città va libera da queste relazioni, segna nell’asse le imagini sue proprie disciolte e libere, e le rinnova, giusta il costume nazionale, nelle monete inferiori all’asse. Potrebbe non esser vana la congettura nostra intorno ad un somigliante sistema presso gl’iguvini, ma la rarità di loro monete ci lascia tuttora nell’incertezza. Tornerebbe in qualche modo utile alle nostre dottrine il poter avere compiute alcune delle serie iguvine. Queste ci confermerebbono nel giudizio datoci dal peso, che gli etruschi cioè non furono solamente posteriori agli umbri nell’uso della moneta, ma furono altresì ad essi discepoli nel modo di effigiarla.

TAVOLA I.


Cominciavamo l’illustrazione della moneta cistiberina da Roma, perchè quantunque la moneta romana fosse ultima in ordine di età e di origine, era per noi prima nell’ordine della certezza di sua pertinenza. Questa ragion medesima ci conduce ad incominciare da Volterra il nostro discorso su la moneta etrusca. La moneta volterrana, per ciò che riguarda il peso, è forse l’ultima; ma in quanto alla certezza della officina, fondata su la certezza della iscrizione, è certamente la prima. Contra gli sforzi adoperati da’ non discreti fautori dell’amor patrio del Cardinal Borgia, i quali la leggenda di Volterra appropriar volevano a Veletri, ne fanno indubitata fede la