Pagina:L'astronomo Giuseppe Piazzi.djvu/39

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30 VIEN MANDATO A COMO,

studî elementari a Ponte, lo inviavano nell’undecimo anno al seminario di Como, città che aveva già in seno il fondatore della elettro-telegrafia, Alessandro Volta, giovinetto allor dodicenne. E fu quivi che si fecero sentire le prime aspirazioni del solitario suo animo allo stato chiericale, e che cominciò a gustare quell’attraente amore allo studio, ch’è privilegio delle menti speculative e comprese del loro avvenire.

Da Como recasi (1755) a proseguire le scuole a Milano nel collegio Calchi, dove ricevette gli elementi della lingua latina; e quivi passa in Brera a frequentarvi le lezioni di logica, i rudimenti delle lettere e dell’eloquenza sotto il celebre Gerolamo Tiraboschi, onore di Bergamo, che amorevolmente l’accolse e lo indrizzò a buoni studî; e fu vera fortuna per lui l’incontro di tanto maestro. Un anno dopo, chiesto ed ammesso nei chierici regolari Teatini, veste l’abito religioso in Sant’Antonio, nella quale casa, a’ 16 di marzo del successivo 1765, in età poco meno di anni diciannove, fa la sua professione religiosa.

I superiori quindi lo inviano a Torino per istudiarvi filosofia dal portoghese padre Pereira, il quale diegli a digerire «a tutto pasto», come nota il suo panegirista Saverio Scrofani, il Purcozio, che doveva valergli di testo; il Purcozio che, non ostante cominciasse a venire in fiore, anzi a trionfare seriamente la fisica sperimentale, passava tra più caparbî corifei dello scolasticismo pedante. Per buona ventura trovava si allora in Torino un uomo di grande mente ed acutezza, che