Pagina:L'astronomo Giuseppe Piazzi.djvu/49

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40 IL PIAZZI A PARIGI.

uomo dotto, protettore largo e sollecito di scienziati ed artisti, eragli succeduto Tomaso d’Aquino, principe di Caramanico; il quale, sebbene per queste doti inferiore al primo, non ostante aveva egli pure animo incline al lustro e decoro della patria, mercè la protezione delle scienze. Onde non solo non ascoltò la gelosia e l’invidia che sorgevano bassamente a mordere il Piazzi, ma, giusto estimatore de’ meriti suoi, lo scelse a professore d’astronomia per la futura specola. L’erezione della quale, precipuo intento del Valtellinese (in esso pure largamente favoreggiato dallo stesso Segretario generale del governo dell’isola, cavalier Francesco Cavelli), non avrebbe soddisfatto l’uomo della scienza, se non si fosse eziandio pensato a provvederlo di tutti i migliori strumenti d’astronomia. Nè questo solo; ma gli bisognava visitare i più illustri astronomi d’Europa per esercitarsi largamente nella pratica della sua dottrina. Se ne fece domanda al re, che acconsentì: ma se la fortuna gli mostrò buon viso, e’ fu uomo da rispondere degnamente a tali larghezze. Provollo il fatto. Ciò avvenne nel 1786, quello stesso anno in cui la Sicilia pianse la perdita dell’illustre suo Leonardo Ximenes: a un astro splendido che tramontava, altro ne succedeva ancora più splendido.

Il Piazzi lasciò Palermo nel settembre del 1787, e si volse a Parigi.

In quei tempi l’Europa intiera sembrava assumere nuova lena per migliorare le condizioni de’ suoi studi: perciò, un’attività singolare, in grandissimo onore le