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52 l'ombra del passato


Adone spalancava gli occhi e la bocca, meravigliato: poi rideva, certo chela zolfanellaja scherzava.

Ella però non scherzava, e tanto meno rideva; anche il zolfanellajo non rideva. Quell’ometto melanconico e tranquillo, mite come un agnellino, era un socialista convinto. In quel tempo il socialismo, in Italia, era quasi ancora una società segreta. Erano i tempi eroici della nuova dottrina: i suoi seguaci erano perseguitati, o almeno tenuti d’occhio come individui pericolosi. Nelle poste venivano aperte le loro lettere: se osavano far propaganda venivano cacciati dai loro impieghi.

Nel collegio di Gonzaga, però, era già deputato Enrico Ferri: e fra i suoi pochi ma fervidi seguaci di Casalino v’era uno studente, figlio del zolfanellajo.

Quando parlavano di lui il padre e la matrigna abbassavano la voce e si commovevano: pareva che parlassero del gran re Davide, del quale lo studente aveva il nome.

Durante le vacanze Davide, che studiava a Milano e viveva coi pochi denari guadagnati da suo padre, faceva un’attiva e coraggiosa propaganda. I primi ad essere convinti da lui furono il padre e la matrigna. Anche la matrigna. Tutto è buono per alimentare il fuoco, anche il fuscellino, anche la foglia morta.

Il socialismo del zolfanellajo era però un socialismo cristiano e primitivo.

— I ricchi devono aiutare i poveri, — egli diceva al piccolo Adone. — Se no non vanno certo in pa-