Pagina:La Cicceide legittima.djvu/51

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44

Orazione di D. Ciccio nell’ingresso alla Rota di Genova.

lxxxv.

INcliti Senatori, eccomi al posto,
     A cui m’elesse il gran giudizio vostro:
     In esso il mio valor, l’opra, e l’inchiostro
     4Da me sarà mai sempre in uso posto.
Io mai non vò dall’equità discosto;
     Lustro d’or non m’abbaglia, o luce d’ostro;
     Sprezzo prieghi, e minaccie, e sol mi prostro,
     8Santa Giustizia, ov’è ’l tuo Nume esposto.
Ma che? qual io mi sia, saggi Signori,
     Vel dirà fedelmente il paragone
     11Ben presto in sù l’aprir de’ nostri fori.
Così disse D. Ciccio, e a tal sermone
     Rispose un Coro all’or di Senatori:
     14Ben venga il sollennissimo C....


L’accesso giudiziale fatto da D. Ciccio.

lxxxvi.

UN dì D. Ciccio, avendo a visitare
     Alcune terre in lite, assai discoste,
     Per dubbio di stancarsi a caminare,
     4Prese un Caval dal Mastro delle poste.
Ma per quello squassar, che nel trottare
     Fa sempre ogn’animal preso dall’Oste,
     Il poverel sentì nello smontare,
     8Ch’avea tutti ammaccati, e lombi e cosse.
 Il Vetturino all’or, perche sottratto
     Fosse il Caval da quelle imputazioni
     11Che date gli venian per questo fatto,
Disse = Udite, Signor, le mie ragioni
     Quando si stà del cavalcar nell’atto
     14Ogn’ un sà, che si sbattono i C....