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94 eloisa battaglini


le lusinghe dei facili amori, sente anch’esso la nostalgia del focolare domestico, di un’anima vicina alla sua e il desiderio dei piccoli esseri cari, che gli renderanno poi, fra le grigie ombre della vecchiezza, un barlume della gioventù scomparsa. Molto si parla dell’amor materno ed esso è invero immenso, sconfinato come un mare; ma l’amore paterno non è meno grande. Meno istintivo, più cerebrale, esso ha forse un valore intimo ancor più grande. Io so di uomini, che sentono profondamente la tenerezza paterna, che, come la madre, sarebbero capaci di qualsiasi sacrificio, e che sono stati attraverso la vita i più sicuri i più veri amici dei loro figli. Io so di figli, che ricordano il padre con lo stesso tremito di tenerezza accorata nella voce con cui ricordano il bacio, la carezza materna. Perchè sottilizzare su queste artificiose differenze? Padre e madre sono i primi anelli di quella salda catena di affetti, di opere, che deve legare insieme tutti gli esseri umani. Quanto più salda l’unione famigliare, quanto più alta la spiritualità che la informa e tanto maggior bene per la patria, per l’umanità. Ma vano sarebbe cercare nelle sole formole esteriori la saldezza famigliare; da altra fonte essa deriva: dalla disciplina interiore, che può foggiarsi soltanto in una vita sociale largamente, liberamente intesa.

E questa larghezza di vedute io vorrei fosse portata anche verso un’altra categoria di donne, che sarebbe errore il trascurare, poiché essa rappresenta uno dei tanti aspetti della questione femminile: parlo di quelle donne, che, per molteplici ragioni, non si formano una famiglia. Un tempo gli strali della società si appuntavano contro di loro; in un’esistenza chiusa e priva d’interesse intristivano, si amareggiavano, in­-