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96 eloisa battaglini


non è più un non valore, poiché essa lavora. Invero la donna ha lavorato sempre ad un’oscuro, umile, modesto lavoro: quello domestico, che non è stato mai apprezzato secondo il suo giusto valore, appunto perchè poco appariscente. Dice il proverbio: L’uomo lavora — la donna conserva. L’amministrazione domestica, perchè più ristretta, non è men difficile di tante altre; il conservare è una forma di arricchire quanto il produrre, ed io credo che una più giusta legislazione famigliare dovrebbe tener conto alla donna del suo lavoro domestico. Comunque, oggi la donna, oltre al lavoro domestico, ne produce un altro evidente; partecipa così all’incremento della ricchezza nazionale. Indipendente e responsabile la donna assume a fianco dell’uo­mo i doveri sociali, ed è giusto che a questi doveri corrispondano altrettanti diritti: primo quello di esser valutata e considerata per sè stessa, per il suo lavoro, per le sue personali qualità d’intelligenza, di coltura, di bontà, come è valutato e considerato ogni uomo.

Ma ad affrettare l’ora del suo completo sviluppo la donna non può contribuire? Certo, molto potrebbe.

Un gran passo sulla via delle rivendicazioni femminili sarà fatto il giorno in cui la donna avrà sviluppato in sè la virtù del coraggio; virtù assai più rara di quanto si creda, poiché l’uomo stesso, che affronta mortali pericoli senza tremare, senza impallidire, arretra timidamente dinanzi all’idra a sette teste che vuol chiamarsi la pubblica opinione e che spesso; troppo spesso ahimè, è fomentata da tutte le basse invidie, da tutte le meschine passioni di una turba, che, considerata individualmente, non potrebbe ispirare che profonda pietà. Risolutamente la donna dovrebbe spalancare porte e finestre alla luce. E quanto dico (e parrà inverosimile) non è detto figuratamente sol-