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104 lucy re bartlet


prendendo esempi da due campi, da quello famigliare e da quello politico, e per non abusare del tempo, come anche per essere possibilmente più suggestiva, mi sarei anche in questi campi limitata ad indicarvi di preferenza lo spirito dei cambiamenti, come io lo vedo, piuttosto che fermarmi su una cronaca di fatti che diversi, come sono, in ogni paese, confondono spesso più che non illuminino.

La situazione complessiva è che in tutti i paesi i bisogni della guerra hanno obbligato la donna a molti lavori finora non intrapresi mai — a scoprire in sè stessa nuovi poteri e nuove attitudini, e a svegliare nell’uomo un nuovo rispetto, a mano a mano che ha potuto convincersi anche lui di tante nuove e insospettate capacità nella creatura in cui fino a ieri troppo spesso non aveva saputo vedere che la femina. Il sesso è un fattore nella vita così grande e così sacro che forse non dovrebbe far meraviglia se la razza in­tiera ha finora esagerato la sua portata, credendo di vederne le conseguenze anche dove non sono, e chiudendo così le porte a molte altre scoperte, molti altri progressi. È stato questo però il gran dono della guerra — di abbattere tutto l’artificiale e l’esagerato, e, sotto lo sprone di una suprema necessità, portare alla luce, in ogni campo, il vero. E così abbiamo visto la politica non solo influire ogni giorno sulla vita di famiglia, portando centinaia di migliaia di donne, dietro l’urgente richiesta dei loro Stati, a partecipare ai lavori di guerra, ma invadere non meno il campo del sentimento, rivelando lì pure molti nuovi valori e cambiandone o modificandone molti altri.

Difatti, la donna educata a pensar solo alla famiglia ha trovato ben insufficiente tale educazione in questa grand’ora di prova. In lei, a parte il dolore