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118 lucy re bartlet


scettici che ancora non possono persuadersi di tali e tanti cambiamenti, vorrei ricordare a questo punto come poco prima della guerra il nostro ex-Premier Asquith ebbe a dire che mai avrebbe consentito il voto alla donna — che l’avrebbe visto sempre, sotto qualunque forma, come un supremo disastro per la nazione! E fu lo stesso Asquith, se non a proporlo, almeno a secondarlo prima di ogni altro, quando Lloyd George lo propose alla Camera dei Comuni nell’aprile scorso. Così l’«impossibile» di ieri diventa il fatto di oggi, e in un mondo dove tutto si cambia, non c’è niente, Signori, che cambi in questo momento cosi velocemente e radicalmente quanto la posizione della donna.

Un sol esempio ancora dalla vita politica, e poi passerò alla vita di famiglia.

Ho già accennato all’avversione della donna per i partiti, il che deriva dall’essere assorta nelle cose più elementari, più fondamentali, più vicine alle fonti della vita. Fino ad oggi questo l’ha portata nella politica interna a concentrarsi, come abbiamo visto, sui problemi che riguardano la razza, come la moralità e l’igiene — nella crisi di una guerra mondiale, a gettare ai quattro venti, più presto che non abbiano fatto molti uomini, molte ideologie che ostacolavano lo scopo immediato. Domani, sdegnando gli eccessi formali dei partiti, essa si consacrerà a quella passione per l’es­senza delle cose che meno giustamente si chiama «eccesso», e che, eccesso o no, ci porta, senza dubbio, ad una maggior vita — ad una maggiore sintesi. Il buon Hartmann avrà modo di vedere anche qui come l’influenza della donna tenderà alla vita «universale». Vediamo più precisamente in che modo.

In ogni paese in questo momento abbiamo due