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moglie, fra madre e figlio. Ma perchè si elevino queste relazioni, bisogna che la donna cessi di essere bambola o minorenne. Per essere la confidente del figlio fatto uomo, bisogna che conosca le piaghe sociali — per creargli via, via, un più sano ambiente, bisogna che la sua voce sia sentita, resa forte con un prestigio e potere sempre crescente. Ma sopratutto bisogna che s’accenda in lei quella nuova passione dello spirito che non misura il prezzo, e, essendo sempre pronta alla morte, porta invece la vita. È detto dal vostro Codice, Signori, nell’articolo riguardante il matrimonio, che «l’uomo è capo della famiglia», ma in ogni unione veramente alta, è solo lo spirito della giustizia e dell’amore, che è capo vero della famiglia, e poiché lo spirito «spira dove vuole» non può essere sempre per via dell’uomo, più che per via della donna, che esprime le sue leggi: i dettami verranno ora per l’uno, ora per l’altra, e bisogna che tutt’e due siano sempre liberi — perfettamente liberi — per sentirli e seguirli.

La libertà per cui ci battiamo ora nei campi sanguinosi d’Europa — la libertà il cui sviluppo, in un modo o nell’altro, ha segnato ogni progresso dell’umanità — questa libertà, Signori, ha da scendere ora ad illuminare anche il cuore della donna, e, per suo mezzo, elevare tutta la nostra vita famigliare e sociale. Persuasa di questo fin in fondo, non mi son mai sentita di scusarmi se anche in questi terribili tempi ho seguitato sempre ad occuparmi principalmente della donna. Sono troppo sicura che nella donna sta tutto l’avvenire — che dalla sua influenza, alta e forte, o bassa e snervante, dipenderà la qualità di tutto quel nuovo ordine sociale che vogliamo veder uscire da questa guerra, e che solo potrà giustificare tutto il sangue sparso, tutte le giovani vite offerte in sacrificio.