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fratellanza e morale 139


però che ha prodotto a sua volta nuovi vincoli, nuovi doveri, nuovi ideali e nuovi apprezzamenti.

Nei tempi primordiali dell’esistenza l’uomo era in maggior comunione con la Natura di quello che ora non sia, le esigenze dell’esistenza hanno volto le sue facoltà verso la vita esteriore, materiale, ed egli è andato perdendo quella intima comunione, quella fine intuitiva percezione di ciò che palpita e vibra intorno a noi, di ciò che trascende la Realtà obbiettiva che ci circonda. La donna invece si è spinta meno avanti nella vita esteriore, nella materialità, ha potuto conservare il senso dell’Unicità del Creato e, per quanto questa virtù insita nella natura della donna non sia stata fin oggi educata sino a divenire organo cosciente della vita sua, basta tuttavia a renderla virtualmente meglio dell’uomo atta a sviluppare quel sentimento di Fratellanza, che deve servire di base e di guida alla vera morale. Essa ha conservato una capacità di comunione con la Natura e con lo Spirito, che invece nell’uomo si è sopita. Essa ha quell’elemento di maternità, di forza ricettiva dell’anima, che si lascia fecondare dal mondo spirituale, e a cui nel Faust viene accennato con l’espressione «l’eterno femminile». Questo eterno femminile è una facoltà ricettiva, che è insita nell’anima umana, nell’uomo però è attutita, sopita; ond’egli ne sente la mancanza, e nella brama di completarsi si arrabatta nell’attività esteriore, è irrequieto, agitato, e tormentato da perenni, dolorose e fatalmente infruttuose aspirazioni e vi è in questa sua esteriore ricerca di ciò che gli manca un aspetto di tanta ingenuità, direi quasi di tanta infantilità, che ogni donna, dinanzi alla debolezza e alla miseria dell’uomo che ama, sente destarsi in sè il naturale istinto materno e, sia egli figlio, fratello, marito o padre, stende su di lui uno stesso amore di compatimento e di maternità.