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biamo andar caute contro la gran massa, che cerca di ostacolare ogni buon movimento di progresso, rilevandone il lato che possa prestarsi al ridicolo.

Da Aristofane fino ai giorni nostri, in tutte le espressioni, noi vediamo mettere in caricatura le donne per le loro aspirazioni al lavoro, all’esercizio professionale, al voto, ai diritti uguali nel matrimonio e nella proprietà. Il fondo dell’ironia è sempre lo stesso e consiste a rimproverare alle donne il loro temperamento, di cui non sono che le vittime. Io penso che sarebbe assai facile alle donne usare arma uguale con gli uomini, mettendo in rilievo le debolezze della loro natura. Se non lo fanno, è perchè hanno naturalmente più gusto e maggior dignità.

È un fatto che noi per intuizione abbiamo la possibilità di tutto comprendere dell’anima maschile, mentre gli uomini non ci comprenderanno mai completamente. Questa forza diventa spesso la nostra debolezza. A furia di capire l’anima dell’uomo, noi penetriamo ad una ad una tutte le sue velleità e diventiamo spesso delle consigliere cattive, delle dominatrici intemperanti, facendoci nel fondo disistimare individualmente e trasportando poi il discredito e la disistima sulle donne in generale.

L’ora presente ci ha rese le vere, leali compagne dell’uomo e insieme dobbiamo lavorare alla sistemazione e alla prosperità della società di cui siamo parte.

Il concetto informatore di questo ciclo di conferenze è che lo sviluppo dell’individualità non può nuocere alle più nobili qualità femminili, come il raggiungimento di una indipendenza economica, morale e infine politica non può turbare i rapporti sociali, consentendo esso al contrario un più alto sviluppo della dignità femminile.