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oggi e domani 167

La donna non dovrebbe mai più essere esclusa dalle opere di beneficenza collettiva. Ma non deve parteciparvi sotto l’ambigua forma di patronato: deve entrare nei consigli direttivi di tutte le opere pie, degli ospedali, dei brefotrofi, degli asili infantili.

Non dobbiamo dimenticare che un cuore femminile, Florence Nightingale, ha creato il più prezioso ausilio di quest’ora tragica, la Croce Rossa; che una poetessa, Elisabeth Browning, volle l’abolizione del lavoro infantile in Inghilterra; che Enrichetta Beecher Stowe gettò il primo grido per l’abolizione della schiavitù; che la gentile scrittrice moderna Lucy Re Bartlett ha iniziato una campagna in favore dei minorenni e Teresa Ravaschieri concepì per prima a Napoli il dovere di assistere l’infanzia dolente o derelitta!

Il sentimento di madre si sprigiona da una donna quando si trova di fronte a miserie umane e il suo cuore spesso trova la via del rimedio e della salvazione. È per il bene collettivo che io insisto sulla necessità di avere sempre qualche donna nella discussione di problemi di beneficenza, o meglio, di solidarietà umana.

La guerra ci lascerà una grande e triste eredità: testamento sacro, di cui dobbiamo essere fedeli esecutori. I mutilati e gli orfani devono assorbire le nostre cure: e il nostro cuore deve saper trovare la salvazione per gli uni e la sicurezza di vita per gli altri. Il riattaccare alla esistenza dei giovani che porteranno per tutto il corso della loro vita le stimmate gloriose del loro sacrificio, escogitare per essi le forme di lavoro produttivo che non li umili, avere per essi sempre la parola di bontà e di amore, indulgere ai loro istintivi e non ingiusti moti di ribellione; deve costituire un programma di azione pietosa e nobile, dal quale nessuno dovrà esimersi.