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22 giannina franciosi


ch’era emanazione di un profondo equilibrio tra mente e cuore. In essa l’interiore impulso artistico emanava e riceveva forza dalla profonda gioia di un amore senza limitazioni che l’avvinceva all’uomo eletto che le fu compagno, e a volta animatore delle poche ma preziose opere che ci rimangono di lei come scultrice di raro e riconosciuto valore.

In quella fragile apparenza femminile un occhio non esercitato all’interiore intuizione non avrebbe potuto immaginare tanta forza di volere, una cosi alacre solerzia pel proprio compito, una coscienza cosi limpida e viva di ciò ch’è sorgente di gioia per sè e per altrui; l’ardore creativo d’immagini lungamente, amorosamente perseguite come creature già conosciute e che il suo estro d’arte, dolcemente induceva a discender da una sfera più luminosa, per rivestire una forma tangibile ove armonicamente s’equilibrava la forza maschia del genio creativo e la musicale nota del cuore. Sotto ciascuna delle sue opere si potrebbero incidere le parole dell’eletta del cielo discesa tra coloro che vivono in eterno sospiro:

«Vegno di loco ove tornar desio
amor mi mosse che mi fa parlare».

In Adelaide Maraini il largo censo non fu, come troppo spesso, ostacolo allo sviluppo di una forza attiva e raccolta, allumata da virtù d’amore. In lei non fu disaccordo in alcuna manifestazione della vita; l’amore fu la sua fiaccola, l’armonia la sua veste. Fiaccola ed armonia che ancor oggi i figli, i nipoti, gli amici, scorgono ed odono come ai giorni della sua reale presenza.

La terza donna: Giuseppina Bianchi, tutti voi avete imparato a conoscerla dal sacrificio ch’ella ha fatto di sè nell’ora del dovere. La sua piccola casa