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62 m. a. loschi

Alcune si fasciano d’indifferenza rassegnata e direi quasi fatalistica — altre, per le quali la vita è più dura, le esigenze più implacabili, finiscono per provare un’intima avversione per la loro missione, — che non rappresenta più se non il legame di un mal retribuito lavoro.

La scolaresca, che ha il meraviglioso intuito chiaroveggente delle masse, indovina, sente — e quasi soffre, direi — di questi dissidi intimi di coloro che sono chiamati a istruire e ad educare. Ne risulta appunto quell’aridità, quel vuoto sentimentale dell’insegnamento, a cui alludevo dianzi. — La scuola non riesce dunque ad educare, nè a formare delle anime, nè a creare delle virtù, nè a preparare insomma generazioni non devote soltanto al culto dei beni materiali, non imbevute da sole teorie edonistiche — ma illuminate dalla fiamma ideale che consente abnegazioni, sacrifici, rinunzie, per un bene supremo, per ideali di nobiltà e di elevazione — individuali e collettivi.

Manca purtroppo nella scuola — in Italia — una preparazione ad educare e a sviluppare razionalmente e logicamente le facoltà psichiche. — Ma vi è forse una preparazione ad istruire? in quali condizioni è organizzata e realizzata questa preparazione?

La sola scuola femminile nostra, che inizi all’in­segnamento e alla missione di educare l’infanzia e che dovrebbe anche preparare molte donne alla vita — è la scuola detta Normale.

Venuta su a poco a poco — essa manca di una struttura organica: — le materie e i programmi, di cui tutti si lagnano, non potevano costituire una integrità logica ed armonica, poiché ragioni di opportunismo locale o politico, hanno spinto ad aggiungere