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la donna e la scuola 63


successivamente l’una o l’altra materia, a promuovere l’una o l’altra innovazione, — rendendo così i programmi pletorici, farraginosi, sconnessi, privi, non diciamo di genialità, ma di logica, di ogni praticità vera, di qualsiasi possibilità formativa di questi futuri insegnanti, di queste future individualità che andranno a costituire una così notevole parte della compagine sociale.

A dire il vero — tutto ciò non sfuggì mai a nessun maestro oculato — perchè fortunatamente ci sono anche questi! molti chiesero riforme, ma sempre invano.

E se vogliamo essere sinceri — senza fare inutili polemiche — dobbiamo però constatare come a proposito di riforme, in tutti questi anni di vita parlamentare, non si è mai parlato della Scuola Normale! — la questione dell’insegnamento e dell’educazione femminile non ha mai ispirato nè un’interpellanza — nè una discussione alla Camera. Il che — francamente — non è molto lusinghiero per noi donne, ma lo è ancor meno per gli uomini e sopra tutto — per i signori deputati.

Capisco che noi non rappresentiamo ancora forti e temibili nuclei elettorali — come i vetturini, gli osti e compagnia! — quindi certe questioni non turbano — almeno per ora — la sensibilità dei nostri legislatori...

Una ventina d’anni fa, si accennò a propositi di riforma, è vero — ma è pur vero che — se molti ministri vi posero mano, nessuno riuscì a concludere, sia per rapide e successive variazioni ministeriali, sia perchè la sistemazione economica degli insegnanti prevaleva — per necessità ineluttabile — su qualsiasi altro problema della scuola.

Nel 1906 si effettuò la riforma dello stato giuri dico degl’insegnanti — diretta a regolare la loro po­-