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88 eloisa battaglini


fosse come quelle mobili arene su cui ogni impronta si cancella al soffio rinnovatore dei venti. Nè basta. Anche il diritto al lavoro si contesta alla donna; malgrado le capacità, malgrado le prove di disciplina, di fermezza, una sorda ostilità permane contro il lavoro femminile, contro l’unico mezzo atto ad equiparare le condizioni dei due sessi dando alla donna l’indipen­denza morale che ha sempre per base, nella pratica della vita, l’indipendenza finanziaria. Perchè? Le ragioni sono complesse, di ordine economico e morale, ragioni che non reggono ad un esame spassionato, ma che stringono ancora coscienze ed attività nei viscidi tentacoli della torpida consuetudine. Le esamineremo or ora. Mi sia concesso soffermarmi un momento per fare una breve considerazione.

Non vi è chi oggi contesti che l’essersi la donna trovata pronta e capace al lavoro, non sia stato un bene. Le riserve si fanno per i tempi così detti normali.

Certo ognuno di noi desidera che l’immane flagello che insanguina il mondo non si rinnovi: è per la speranza di lasciare a coloro che verranno dopo di noi un’eredità di maggior giustizia, che migliaia e migliaia di esseri si sacrificano; ma la lotta — se pur muterà di forma — non potrà abolirsi.

La lotta rappresenta lo sforzo per trovare in pratica un assetto più rispondente alle aspirazioni ideali: è dunque elemento necessario all’evoluzione umana. È giusto ed è bene che da questo sforzo sia esclusa la donna che può portare nel lavoro elementi nuovi, personali, utili alla vita sociale? Nel campo del lavoro manuale e negli uffici la donna ha dimostrato di saper fare quanto l’uomo e meglio talvolta. Molti affermano che nel campo intellettuale la sua produzione sia rimasta