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in sull’alba dell’indomani, ad imprecare, a fuggire, a sottrarre le armi e le robe dalla cupidigia e dalla vendetta nemica. Il Nugent non imita la moderazione e la lentezza de’ generali a lui avversi; ma, opprime, taglieggia, spande da per tutto il terrore e prosieguo la sua corsa verso il Tagliamento. Il ponte era quivi troncato per un quarto della sua lunghezza; il fiume fu traghettato su piccole barche per togliere a San-Vito e nelle vicinanze materiali ed operai affine di restaurarlo. I crociati pel patrio affrancamento e le scarse truppe che difendevano la sponda, dopo breve resistenza si ritiravano, contando far mano, non sulla Livenza, ma sulla Piave. Alberto Ferrero della Marmora — uno tra i più dotti generali piemontesi, l’autore della Storia dell’isola di Sardegna, di cui ha tracciata la miglior carta che esista — spedito già dal suo governo nel Veneto, era in Narvesa a studiare i punti di’ difesa sul fiume. In Treviso adunavansi, oltre i volontari, un migliaio d’uomini di truppa regolare e due legioni di egual numero, una delle quali comandata dal conte Livio Zambeccari, di Bologna. Si attendevano d’ora in ora i 7,000 pontifici, cui duce era il generale Giovanni Durando, ed in seguito i 40,000 volontari di Roma, delle Marche, deH’Umbria condotti dal generale Andrea Ferrari. Coteste schiere, in gran parte non disciplinate, non bastavano ad infrenare i passi del Nugent, che, giunto già a Conegliano, avea allocato i suoi avamposti sulla ripa sinistra del fiume.
Sopramodo difficile è la difesa di una tal naturale barriera, impossibile, quando si hanno di contro forze di molto superiori e una lunga linea a sorvegliare. Or, il Durando ne avea una lunghissima dal Cadore alla Foce e insufficienti le truppe a’ suoi ordini; laonde, chiusa nel cuore ogni speranza, diede le sue disposizioni sui punti che pareano i meglio minacciati, se non per respingere, almeno per ritardare le operazioni di un inimico abile e forte. Ei fece minare i ponti e alcuni passi sulle montagne, affidandone la custodia a’ ripaiuoli e alle guardie civiche mobilizzate; collocò il Della Marmora innanzi Treviso con tre mila uomini; il rimanente delle truppe condusse in Montebelluna, e scrivea premurosamente al Ferrari rafforzasse le marce de’ suoi, per congiungerli ai reggimenti di linea in Treviso. Il Nugent esitò qualche giorni in Conegliano e in Oderzo; distaccò colonne a Ceneda, a Serravalle e spinse partiti sino a Mei sulla Piave; alla fine la Dovei la del prossimo arrivo de’romani il decise; e, cacciato un grosso corpo tra Belluno e Feltre, diresse tre mila uomini sulla prima città senza incontrar resistenza e usò il medesimo sull’altra che gli aprì le porte senza condizione veruna. 11 Durando ripiegò su Bassano onde abbarrare la valle della Brenta; e siccome il nemico, perseguendolo da Feltre, non avea che due strade, quella di Primolano e l’altra di Pederoba, cosi egli pose mille e dugento uomini nell’un paese, ritenendone con seco tre mila; l’altro era custodito dai romani del Ferrari che era in Montebelluna e in Narvesa col suo principal nerbo. Il nemico che avea frastagliato le sue schiere per tutti i paesi rioccupati, mandò quattro mila uomini sulle due strade. In Pederoba fu breve la resistenza; le truppe ripiegarono sopra Comuda, ove il generale Ferrari si recò sollecitamente con tremila de’ suoi. I nemici gli attaccarono la sera dell’otto, e le milizie civili — quantunque non use al