Pagina:La difesa della razza, n.1, Tumminelli, Roma 1938.djvu/31

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


costellate di fiori; dall'orgia dei colori della fioritura dell’alta montagna, alla magnificenza dei toni caldi, verdi, purpurei, gialli dei pampini dei vitigni che rivestono le nostre colline e alle messi dorate che si incurvano sotto la carezza del vento o si squassano sotto la percossa .della bufera. E questa im¬ mensa varietà di colori, di forme, di espressioni della vita, è tutta avvolta dalla calda luce del nostro cielo luminoso e terso, è tutta vibrante del calore del sole che esprime dalla terra la linfa che scorre a rendere turgide le gemme, i fiori, le frutta. Tutta questa meravigliosa armonia di colori e di luci, tutta questa varietà di forme così perfettamente intonate, tutto que¬ sto susseguirsi e inframmezzarsi di quadri sempre differenti e sempre stupendi, ha inciso nel cervello della nostra razza un’orma profonda, unica, inconfondibile, assolutamente diver¬ sa da quella da ogni altra posseduta. Il culto della bellezza, la gioia della vita, la ricerca dell’ar¬ monia delle forme e degli atti, la dedizione profonda alla natura come esaltazione del proprio io, il profondo senso di solidarietà e di fratellanza, che sono le caratteristiche della psiche dell’italiano, hanno la loro origine in questa costituzio¬ ne dell’ambiente naturale. E perciò ogni italiano ha profondamente radicato in sè il culto dell’arte; per questo l’Italia ha avuto sempre un’arte sua propria, unica, unitaria, espressione di questa stupenda natu¬ ra; è ispirandosi a quelle forme, a quelle luci, a quei colori, che le arti figurative hanno dato i loro capolavori. Da ognu¬ na si sprigiona l’adorazione della luce, del colore, della for¬ ma ovunque vi è l’esaltazione della natura; ovunque vi è la negazione del chiuso, del cupo, del riflesso ; 1 arte figurativa non è mai-dura, arcigna, costretta entro una cerebralità pura¬ mente voluta, ma in essa vi è sempre l’anima che canta, che canta la natura, quella natura che San Francesco, il più ita¬ liano dei Santi italiani, amava come nessuno più di lui ha amato, perchè in quell’amore e iti quell’esaltazione Egli senti¬ va l’esaltazione delle opere di Dio, sentiva 1 amore degli uo¬ mini verso le opere di Dio e verso i fratelli. . E questo'canto che si sprigiona dall’architettura, dalla pit- —tura e dalla scultura, questo canto che diviene vero canto nel¬ la nostra musica e nella nostra poesia, estrinsecazione sogget¬ tiva della natura che ci è stata donata, è 1 espressione della razza italiana psiche dell’italiano; canto che è in tutta la nostra razza sotto una forma subcosciente, ma che affiora ad ogni istante nell’ar¬ tigiano -che modella un oggetto e cerca imprimergli l’impron¬ ta del belìo, nel costruttore che dà alla sua opera una forma personale, nel contadino che tende i tralci della vite in una certa armonia, nell’artista sommo che esprime dal suo cervello il capolavoro. Ma sotto questa espressione della forma esaltata nelle sue più perfette estrinsecazioni, sta un’altra profonda caratteristi¬ ca della psiche della nostra razza: quella della intuizione del fenomeno fisico e della ricerca della sua spiegazione. Sulla gioia della sensazione esteriore, che è quella che ha modellato in primo tempo il nostro cervello e il nostro animo e loro ha dato il bisogno del culto del bello, si innesta la psi¬ che profondamente ragionante, si impianta il cervello cogi¬ tante, che analizza il fenomeno e lo vuole comprendere, che analizza i fatti e ne vuole indagare la spiegazione ed i nessi, onde quell’altro aspetto, espressione della nostra poliedrica razza, delle grandi intuizioni filosofiche, dei grandi ordina¬ menti giuridico-sociali, delle grandi scoperte scientifiche. E’ il ciclo del pensiero che si rinchiude e conchiude. Non è l’accet¬ tazione supina del fatto, non è la semplice ammirazione, l’esal¬ tazione del fenomeno naturale, ma è la disamina profonda dei problemi che l’osservazione di quei fatti provoca e favorisce. Il cervello italiano è perciò eminentemente costruttivo, perce¬ pisce le sensazioni e di quelle gode e quelle riflette nella sere¬ nità dell’animo suo, nella esaltazione della bellezza, ma poi discende profondo fino alle radici di quelle sensazioni, le elabora, le seleziona, le organizza, le raffronta e ne deduce i grandi principi, le grandi leggi, le grandi dottrine, le grandi intuizioni, che sono poi l’espressione più alta e più nobile del nostro ingegno. E quale sintesi di questa doppia elaborazione scaturisce l’ul¬ tima e la più perfetta delle caratteristiche psichiche della no¬ stra razza: l’amore profonda della propria terra, delle pro¬ prie glorie, delle proprie tradizioni, imagine complessiva di quello che è il passato lontano e il passato di ieri, di cui 1 ita¬ liano è sommamente geloso, perchè in quello è compendiata tutta la sua storia millenaria, che è poi la storia del mondo. La razza italiana ha perciò queste caratteristiche biopsichi¬ che, che sono sue ed esclusivamente sue; caratteristiche che gli sono state impresse dai fattori naturali ambientali. L ambiente ha modellato la psiche deiritaliano, e poiché questo ambiente è unico e nessun altro paese del mondo ne possiede di eguali, così anche la razza che vive in questa nostra terra ha una sua impronta psicologica che le è- esclusiva; più ancora dei tratti somatici, più ancora delle strutture morfologiche, la razza ita¬ liana ha una sua assoluta individualità psichica e spirituale: quella che l’ambiente le ha offerto, quela che la natura, così varia, così profonda, così stupenda, le ha impresso, dandole così il dono della serenità, della giocondità, della laboriosità, dandole quella cerebralità spirituale che è il culto del bello, della scienza, della filosofia, il culto della forma e il culto del pensiero, il culto soprattutto della sua unicità, della sua grandezza e del suo destino, che fanno perciò del popolo ita¬ liano un’unità razziale compatta, omogenea e completa. Prof. EDOARDO ZAVATTARI Direttore delPIstituto di Zoologia della R. Università di Roma 21