Pagina:La difesa della razza, n.1, Tumminelli, Roma 1938.djvu/45

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doc 11 meni azione I GIOVANI E LA RAZZA ITALIANA Esiste un uomo italiano. Un uomo che da molti secoli vive nella stessa terra, nutren¬ dosi sempre degli stessi prodotti nati dal medesimo humus, che respira l'aria tem¬ perata dalle stesse valli dalle stesse rivie¬ re, che si muove, traffica, agisce sempre tra le medesime pianure, gli stessi pendìi, che pensa, medita, poeta, inventa sempre innanzi agli stessi panorami, sotto il me¬ desimo cielo, un uomo che sceglie la sua compagna tra la stessa sua gente e che perciò mette al mondo figli che sono con vera parola sangue del suo sangue, un uomo che è simile, affine a tutti coloro che vivono e-che sono prima di lui vissuti sopra la medesima patria terra. ' . Uomini italiani che, vicini uno all'altro per una trama solidissima, dai mille fili vi¬ tali, costituiscono un aggruppamento in¬ confondibile, omogeneo, formano quella che con termine scientifico va decisamente chiamata — senza trepidi, superflui pudo¬ ri — una razza. Uomini italiani, di razza italiana. Guardando con animo sereno, nessuna realtà è più evidente di questa. E la real¬ tà di tutti i giorni, quella che incontriamo sulle strade, nelle case, una realtà talmente ovvia da sfuggire alla considerazione e sulla quale ci arrestiamo appena quando ci si fermi ad osservare un gruppo di stra¬ nieri. La città con. il suo movimento, la sua ansia d’azione, la confusione di senti¬ menti e di interessi tende a logorare la co¬ scienza della propria entità biologica. E un altro male dell'urbanesimo. Non così la campagna. La vita serena dei campi, le opere dell'agricoltura e dei pascoli maturano una sapienza ferma, an¬ tica come la terra, limpida come il sole. Qui è, perciò, di tutti la convinzione che gli stipiti familiari vadano conservati e di¬ fesi come qualcosa di sacro. « E' sana, è forte: puoi sposarla » dicono i vecchi al figlio; « moglie e buoi dei pae¬ si tuoi » si ripete in ogni contrada d'Italia. E nelle fattorfe, nei casolari non si è stu¬ diata l'engenica.

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Esiste una razza italiana. Sarà quindi bene per tutti che per l'innanzi, nella con¬ siderazione dei vari studi, dei diversi pro¬ blemi, si tenga presente' il fattore uomc italiano. Ed è da respingersi con energia ogni ac¬ cusa di materialismo gretto, pronta a na¬ scere nella bocca dei vari struzzi che ten¬ gono metodicamente il capo tra le sabbie di un facile spiritualismo. Non è con gli aprioristici dinieghi, con gli irrigidimenti fatti sistema che si può en¬ trare in un concetto o nei termini di un problema. Quando si assumono questi at¬ teggiamenti si è completamente al di fuori della questione. Accorgendoci dell'esistenza di un uomo italiano e quindi di una razza italiana ci si mette sul piano di una realtà molto sem¬ plice. Si guarda l'uomo come è, con il suo corpo e con il suo spirito nel suo naturale equilibrio; lo si guarda in questa realtà che è molto semplice e altrettanto evidente. Non vale qui il sofisma: una posizione di questo genere è assai più vicina alla real¬ tà delle cose di quanto non lo siano gli alfieri delle opinioni preconcette. Civiltà, spirito, arte, cultura sono dei ter¬ mini cui specialmente la società demo-mas¬ sonica di fine-secolo XIX ha dato significati più vasti e quindi meno precisi, significati che hanno finito con lo slittare nel campo di un internazionalismo non bene definito e comuque oscuro. . Chi si è mal nutrito di questi termini, chi per vizio o magari per mestiere ha fatto abuso di queste parole, può forse trovar difficile di accogliere nel suo quadro men¬ tale il concetto di razza. E' la posizione degli arrivati, di coloro che dopo essersi fabbricata ordinatamente una cultura attraverso la trafila scuole ele¬ mentari — ginnasio — liceo — università vi si sono appisolati decorosamente e nul¬ la vogliono che li turbi. Mentalità statica fuori del tempo duro e della vita difficile odierna che impone quo¬ tidianamente nuovi- problemi,, nuove mete. Mentalità quindi non da giovani. Molti anni di Fascismo, di lotte, di con¬ quiste hanno tenuto lontano i siovani dalle insidie di un internazionalismo oscuro. Essi sono quindi i più idonei a intendere prontamente il valore fondamentale della dichiarazione che sottolinea l'esistenza di una razza italiana. Essi che sono cresciuti nelle palestre, aH'aria sana delle compe¬ tizioni sportive e dei campeggi del Partito e che hanno potuto così migliorare il loro corpo rendendolo più idoneo ad ogni pro¬ va, essi posono rendersi conto della ne¬ cessità di difendere e di perpetuare intatto questo prezioso patrimonio che è il substra¬ to biologico della Nazione italiana. Il riconoscimento dell'esistenza di una razza italiana pone in vari campi una se¬ rie di problemi e di studi dagli sviluppi assai interessanti. 1 giovani del tempo fascista vi porte¬ ranno certamente, con la nostra serenità romana, un contributo di idee e di entu¬ siasmo destinati a dare maggiore sviluppo all'importante problema affrontato dal Fa¬ scismo. ' LINO BUSINCO Assistente di Patologia Generale nella R. Università di Roma 35