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rali che travagliavano gli uomini; ad essi una confidente speranza di aver trovata in lei la loro migliore consolatrice.
La Carità le fu lume all’intelletto a conoscere dove si annidava il germe del male che travagliava la sua età, e quali fossero i rimedii efficaci e necessarii. Il suo intento civile è chiaro che fu di conservare e nobilitare la libertà dei diversi Stati italiani, con l’amicare la plebe e la nobiltà, e stringere repubbliche e comuni in un legame di fratellanza, sottomessi all’autorità spirituale e santa di un Pontefice italiano e dimorante in Roma.
Perciò, con un ardimento ed una energia davvero sovrannaturale, ella si fece paciera tra la nobiltà ed il popolo, tra le repubbliche ed i comuni, ed ottenne ciò che invano avevano domandato re ed ambasciatori; ottenne cioè che il Pontefice francese, lasciata la sua patria, e gli agi e la quiete del suo soggiorno nella rispettosa Avignone, tornasse a questa Italia, turbolenta e minacciosa.
Sento che durerei ore intere a parlare delle gesta della popolana senese, consigliera e ammonitrice di papi e di repubbliche, riformatrice e riordinatrice della società religiosa e civile del suo tempo.
Ma più che da ogni altra sua virtù, noi donne italiane di questo secolo, siamo attirate dall’ardore con cui ella amò la religione e la patria.
E considerando l’altissimo fine che ella si propose, di riamicare la società civile con la Chiesa, e ricreare la perfetta armonia della religione con la scienza, con la storia, con le arti belle, con la politica e col progresso civile, un ardente, un immenso desiderio, un voto di tutta l’anima nostra ci sgorga dal cuore. Caterina da Siena, erede delle perfezioni di Cecilia, di Agnese, di Paola, donna sublime per santità di propositi, per energia di carattere, per nobiltà di sentimenti e per quell’ardentissimo desiderio di pace, che le struggeva il cuore, di pace in tutto il mondo civile, di pace fra la Chiesa e lo Stato, di pace fra popolo e nobiltà, di pace nel santuario domestico, dove la donna regna e governa, di quella pace che fu il suo voto supremo e l’ultima sua parola, Caterina da Siena sia il tipo della donna italiana, il tipo della donna del secolo decimonono.
È questo il più bello, il migliore augurio che io sappia fare alla donna d’Italia e alla dolce patria nostra.
Virginia Fornari.