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Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/103

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VV

oi tutte, gentili Signore, voi Signori, sapete chi è Ludovico Ariosto e ne avete letto l’immortale poema. Non starò dunque a narrarvi l’intricatissima tela dell’Orlando Furioso. Vi dirò solamente quel che messer Ludovico pensa della donna; e come quest’essere gentile sia rappresentato nella sua grande opera epica.

Ma prima diamoci uno sguardo attorno. Qual è l’ambiente in cui vive, opera e scrive il poeta? L’analisi di un secolo pieno di vita, turbolento e fecondo, splendido e corrotto, artistico e ciarlatanesco, non è, come dice un illustre letterato [1], cosa facile nè breve.

Nel secolo XVI la coltura umanistica così diffusa nel quattrocento ha portato i suoi frutti; Parte si è perfezionata; ella è la sola fede, il solo ideale, che risplenda in mezzo allo scetticismo generale; ma quel culto è quale può essere, giacché l’arte mute carattere, forma, significato, secondo che muta la coscienza di un popolo; ella vien fuori dall’imo dell’anima nostra e risponde agli svariati atteggiamenti dello spirito.

In quel secolo, adoratore della classica perfezione greca, l’arte è puramente formale; ella non può contenere profondità di sentimenti, perché nelle coscienze non ci sono più.

Il sentimento religioso è decaduto; di fronte ad un culto pubblicamente osservato, un culto direi quasi spettacoloso, poiché an-

  1. A. Graf. Attraverso il cinquecento.