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Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/104

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che nel rito s’insinua l’arte e la smania di godere; vediamo una coscienza che si comporta da incredula e da indifferente. È un dissidio che stempera gli spiriti più robusti, e siffatti dualismi portano prima o poi la dissoluzione dell’unità organica della coscienza, e quando questa viene a mancare manca una condizione di vita.

La dissoluzione della coscienza politica è pure una grave causa dell’immoralità del cinquecento, poichè l’uomo vuole integrità e regolarità nell’organismo sociale a cui appartiene.

L’apatia in sommo grado, ecco lo stato generale; vi era bensì di quando in quando qualche letterato, che, stando sdraiato nell’anticamera d’un principe, gridava contro lo straniero; ma ciò faceva perché gli empiva la bocca, e per sfoggiare erudizione classica; intanto le signorie si formavano, sorgevano i tiranni e Carlo VIII passeggiava già per la penisola senza incontrarvi resistenza. L’italiano del cinquecento è avido di godere, non vuol noie, non preoccupazioni. La Riforma nata in Italia, si spande fuori; qui Lutero verrà chiamato «arcipedantissimo» e i seguaci del Savonarola i «Piagnoni»; che cosa volete di più caratteristico?

In quella vita raffinata e scioperata le arti trionfavano, la letteraria sopra tutte; comune assai era lo scrivere con gusto in versi e in prosa; principi, cardinali, donne illustri, cortigiani, frati, avventurieri e, cosa caratteristica di un’altra fiorita civiltà: la greca, cortigiane letterate. La coltura era diffusa in tutte le classi sociali ed anche tra popolani si formavano accademie per leggere componimenti, per recitare poesie ecc.; un esempio: l’Accademia dei Rozzi di Siena.

Nelle corti, specie in quelle di Milano, di Mantova e di Ferrara, era conceduta larga protezione ai letterati; ivi ogni sorta di divertimenti artistici e di galanterie: si rappresentavano commedie, si discuteva sui nuovi lavori, e i poeti vi leggevano i loro componimenti in presenza delle dame e dei cavalieri. Il letterato era insomma nella vita, nelle feste, nelle accademie, nelle mascherate carnevalesche; la letteratura era un fatto di vita pubblica, e da ciò risultava un complesso di cose, una varietà d’atteggiamenti impareggiabile. La storia n’è così copiosa, che niente le può stare a confronto; per tener dietro ad uno scrittore dovete andare in diverse corti, conoscere un’infinità di persone e tenere il bandolo di una matassa arruffatissima d’intrighi, di amori, di bricconerie.

A malgrado però dell’amore e della diffusione della coltura, il letterato è quasi sempre bisognoso; il mecenatismo bene o male