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Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/110

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E non solo colle donne del suo tempo scherza il nostro poeta; ma quà e colà nella sua opera in sul più buono di una declamazione, o d’un fatto tragico sprizza un sorriso, una frase umoristica che strappa a noi raffinati una bella risata.

Oh gran bontà dei cavalieri antiqui! quanta sottile ironia in quest’esclamazione.

Che più? Angelica la figliuola del maggior re del Levante, l’amante d’Orlando, di Sacripante, di Rinaldo, di Ferraù, che entra in scena nel poema del Bojardo colle più eroiche apparenze di cavalleria, giostre, tornei, duelli, ratti, battaglie, va a finire in un idillio, moglie di un povero fante, ed erra con lui per le selve col molle crine intrecciato di fiori.

Nell’Orlando Furioso uomini e fatti son scolpiti, le donne buone o cattive, belle o mostruose, deboli o guerriere, maghe, streghe, donne allegoriche, tutte ci sfilano davanti dipinte in modo meraviglioso; tutte hanno un tipo, una fisonomia propria; esse come nei poemi cavallereschi sono movente diretto, od indiretto di tutta l’azione e con coteste creazioni del suo genio l’Ariosto non scherza più nella quiete del suo studio, egli dimentica alcun pò la vita fremente e scioperata che lo circonda, si lascia andare a contemplazioni ideali e riflette nell’opera l’anima sua.

Prima fra le donne del poema vien certamente Angelica, la lusinghiera, la bellissima tiranna, e non perchè il poeta se ne occupi a lungo, che egli l’abbandona al canto XIX e non la fa ricomparire che per un solo momento al canto XXIX, tanto per aver occasione di maledire con lei tutte le femmine, che vi sono e vi saranno, poichè «tutte sono ingrate e non si trova in loro un’oncia di buono»; ma perchè il fatto culminante del poema, l’impazzamento d’Orlando succede per cagion sua.

Nel I canto del Furioso noi troviamo Angelica fredda, sdegnosa qual ce la descrive il Boiardo; ma, nel seguito del poema, ella si umanizza un pochino, si fa accessibile a sentimenti più gentili.

Chi dice che l’Ariosto sciupa in tal modo la creazione del Bojardo, colla scusa che, se nel mondo reale i tipi sono un misto di forza e di debolezza, nel mondo fantastico ci vogliono linee ardite, colori vividi e decisi, secondo me ha torto. L’Ariosto non prende a continuar l’opera del Bojardo in stretto senso; da quella prende appena le mosse; Angelica è sua creatura; non può quindi più essere eguale, alla figlia dell’immaginazione del conte di Scandiano.

La regina del Catai arriva dal levante in compagnia d’Orlando;