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Rinaldo se ne innamora e quindi nascono si gravi contese fra i due paladini, che Carlo imperatore si trova costretto a far rinchiudere la donzella in una torre promettendola in isposa a quello dei due cavalieri che ucciderà maggior numero di nemici. Angelica riesce a fuggire e qui incominciano le sue avventure e i suoi guai.
Entra in un bosco e s’incontra con Rinaldo e Ferraù che si battono per lei, ed ella scappa lasciandoli picchiare. Da un cespuglio di spini fioriti e di vermiglie rose, ove si corca per riposarsi, sente i lamenti amorosi che per lei fa Sacripante; vede le lacrime del forte saraceno. Voi vi aspettate un piccolo moto di pietà? Che! ella freddamente calcola l’utile che può trarre da questo amore, e visto che il vagar sola pei boschi le fa paura, si mostra al poveretto, e con quattro moine lo fa partecipe dell’alto onore di averlo scelto a guida.
Rinaldo ricompare e i due cavalieri vengono a tenzone «come due can mordenti». Angelica spaurita fugge di nuovo; ma questa · volta incappa bene; trova un falso eremita che le manda un demonio nel cavallo; questo invasato, non sente più nė morso, nė sperone, si slancia in alto mare e porta la bella donna all’isola del Pianto, infestata da un’orribile orca. La descrizione di questa traversata è splendida e quantunque Ovidio, Mosco e Catullo c’entrino per qualche cosa, l’episodio è pieno d’originalità.
Ma quali sono i sentimenti d’Angelica durante quel pericoloso viaggio? Ella ha paura! Nessun nobile pensiero, nessun ardire è in lei; è una femminuccia qualunque, che raccoglie il vestito perchè non si bagni e trema e piange
«Non sa che far la timida donzella
«Se non tenersi ritta in sulla sella»
e sfido io, in mezzo all’onde, a cavallo d’un demonio, non c’era proprio altro da fare. Vi è però nel primo verso, una parola che mi fa sorridere «timida»; ve la figurate voi la timidità d’Angelica? Si, se la parola si prende in stretto senso di timore, di paura; ma non altrimenti per certo e segue il poeta
«Ella volgea i begli occhi a terra invano
«Che bagnavan di pianto il viso e il seno.»
Oh non le capitava d’intenerirsi tanto, quando vedeva gli amanti piangere e languire, o quando li vedeva rompersi addosso e crivellarsi di ferite; allora
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