| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| — 87 — |
e tra il si e il no, se ne invaghisce; dapprima era accorso a liberarla per amore della sua Bradamante, ma i begli occhi d’Angelica fanno tanta presa nell’animo suo che le regala l’anello incantato che a lui ha mandato l’animosa donzella di Dordona. Quest’anello messo in bocca rende invisibile; appena scesa dall’Ippogrifo la regina del Catai ne approfitta e fugge, lasciando il paladino a brancolar come cieco e ad abbracciare l’aria. Ben gli sta!
Angelica ripara presso un pastore, veste abiti contadineschi, e poi con una licenza che, dice un critico [1] arguto, ma un pochino impertinente, le belle donne hanno in comune coi ladri, si sceglie una giumenta e va in cerca di Sacripante, per farsi accompagnare in oriente perchè
«Il Circasso depor quando le piaccia
«Potrà, se ben l’avesse posta in cielo.»
Per mezzo dell’anello incantato distrugge il palazzo del mago Atlante dove stavan prigionieri parecchi cavalieri; ma il guaio è, che liberando Sacripante, libera pure il conte Orlando e Ferrau; i quali, appena la vedono s’accapigliano; ella si rende invisibile ed assiste al torneo, poi per pigliarsi gioco d’Orlando le porta via l’elmo. Lo vedete? Dopo che possiede l’anello incantato, Angelica è ritornata quella di prima; la timidezza, l’umiltà son svanite — ma ad un tratto
«Insolita pietade in mezzo al petto
«Si senti entrar per disusate porte
«Che le fè il duro cor tenero e molle»
Che è ciò, come è avvenuto il grande miracolo? — E una vendetta d’amore!
Sul limitare d’un bosco giace ferito un gentil giovinetto, la chioma d’oro bruttata di sangue, il volto leggiadro soffuso di cereo pallore. Angelica a tal vista si commove, s’accosta quasi attratta da una forza magica, e fissa il ferito. Chi è costui? È Medoro, un Saracino che s’è avventurato di notte nel campo cristiano, per cercare il cadavere del suo re; sorpreso, non abbandona l’amato peso e solo supplica che gli si lasci il tempo di seppellirlo. La figura del giovinetto eroe è certamente bella; par di veder un biondo cherubino colla spada fiammeggiante — ma la superba regina del Catai era
| 12 |