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Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/117

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Logistilla insegnò a Ruggero ad infrenare l’Ippogrifo, ossia a domare le passioni e gli donò un libro contenente saggie massime di vita. In somma tutta l’orditura che ha per teatro l’isola d’Alcina e il regno di Logistilla è fondata sull’állegoria.

Fra i tipi di donne immaginarie, troviamo quello popolare della moglie del mago, una buona matrona che assiste a malincuore ai feroci pasti del marito, e cerca di salvarne le vittime.

Questa figura rimase nelle nostre fiabe, come quella della vecchia nutrice. L’Ariosto le raccolse sulle labbra del popolo, come pure dicesi, abbia preso l’idea dell’episodio di Doralice, dal rapimento di una damigella della duchessa d’Urbino, successo mentre andava sposa al capitano delle guardie venete messer Caracciolo, e opera probabilmente del duca Valentino Borgia. Ma l’impreveduto nella condotta di Doralice consiste nel preferire il nuovo, al vecchio amante; essa, passatemi l’espressione è una civetta nata; vana, leggera, di cuor molto tenero dimentica con facilità i lontani ed i morti, per i vivi, ed i vicini; è un tipo che s’incontra spesso nella vita, come pure è vero quello d’un’altra donna ariostesca, Argia, che, come la Margherita del Goethe, cede alla tentazione di un ricco dono.

Ben altrimenti cattive sono Origille, Gabrina, Lidia, Alessandra, Artemia, Drusilla e poco onorevole compagnia.

Origille è la donna fraudolenta e traditrice, quasi la personificazione della bellezza pericolosa e cattiva, un tipo che si trova spessissimo nei romanzi cavallereschi, specie nel Guiron li courtois du bois verdoyant —; non contenta di scusar le infamie sue ne riversa la colpa sul nobile cavalier Grifone e ciò per favorire il vil Martano di cui è innamorata e che è a lei più omogeneo. Grifone, che conosce il suo errore e pur non si può togliere dal cuore l’affetto per quell’aspide, fa riscontro a Dalinda, l’ancella della bella Ginevra, che tradisce la padrona per compiacere al proprio amante, ed espone l’innocente principessa all’aspra legge di Scozia, cioè al «Giudizio di Dio».

È l’amore spinto all’ultimo limite, alla negazione della volontà, della coscienza, è l’amore che, se non facesse pietà, farebbe ribrezzo.

Gabrina brutta, lercia, vecchia è la personificazione viva e vera della perfidia, il ritratto della donna che ha perduto ogni pudore, ogni sensibilità e riesce in malvagità più feroce dell’uomo più tristo.

L’Ariosto ha raccolto in costei tanti vizi, tante brutture, da potervi attingere di che far mille malvagissime donne differenti l’una dal-