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Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/118

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l’altra. Io proprio non ce la posso patire fra le donne; amo meglio metterla tra le donne allegoriche in compagnia d’Alcina.

Lidia è bellissima e cattiva ancor lei; si compiace di veder ai suoi piedi i più forti cavalieri, e non ne sente pietà; le piace dominare, trionfare; quante Lidie vi sono però nel mondo e quante lo sono senza neppur saper d’esserlo! Leggere e lusinghiere, godono nel ricevere omaggi, nel farsi corteggiare, e non pensano allo strazio dei cuori che fiduciosi vanno a loro, attratti, affascinati dal sorriso incantevole, e non pensano che uccidono il più celeste fiore dell’anima la fede nel bene, e che talvolta troncano una nobile esistenza.

Ma passiamo a più spirabil aere: — ecco Olimpia, donna onesta e fedele; essa è un modello d’abnegazione; nessun sacrificio le par grave quando si tratta del suo amore. Mite, affettuosa con Bireno, si spinge fino a segar la gola al figlio del re Cimosco per serbarsi fedele al fidanzato; ma la poverina è mal ricompensata di tanta devozione; il perfido Bireno la tradisce e l’abbandona in un’isola deserta. La disperazione della nuova Arianna è dall’Ariosto dipinta in modo insuperabile, tragico, commovente. — Ella vuole uccidersi; ma non ne trova la forza, e stempera il suo dolore in lagrime ed in lamenti; questa mitezza di carattere prepara il lettore alla lieta fine del racconto — Olimpia infatti si consola e sposa Oberto il Leone, che la ripone sul trono.

Ben altrimenti compita ed intera è la figura della forte Isabella innamorata del più gentile dei cavalieri erranti, Zerbino di Scozia. Ella stessa racconta la sua storia ad Orlando che la trova nella caverna dei ladroni maganzesi. Ma il passato d’Isabella non monta; il suo carattere riesce in luce e si sviluppa quando il famoso paladino, dopo uccisi in un batter d’occhio ottanta ladri, la prende sotto l’alta sua protezione e dopo un lungo errare, e una serie svariata d’avventure la rimette fra le braccia del suo Zerbino. Il poeta rappresenta in modo insuperabile la gioia celestiale della donzella che vedendo il suo amato cavaliero impallidisce; le lagrime le scendon giù per le gote, non può parlare. È la soprabbondanza degli affetti che nei momenti solenni della vita, ci conquide, ci solleva, ci rapisce al mondo intero.

Ma la gioia dei due amanti è di breve durata. Nel difendere le armi del conte Orlando, impazzito per amore, il prode Zerbino vien ferito mortalmente. Isabella piomba ad un tratto, dall’apice della felicità, nell’abisso più spaventoso. Che pietà vederla inginoc-