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Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/119

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chiata sull’erba col capo diletto del suo cavaliero stretto sul seno, fissare cogli occhi velati dalle lagrime, gli occhi moribondi di lui, seguir con ansia terribile i progressi della morte sul volto adorato, contarne i palpiti affannosi; ella lo conforta; egli sussurra affannosamente dolci proteste d’amore e di eterna fedeltà, e quando l’anima gentile di Zerbino spira, la raccoglie in un ultimo bacio. Il suo dolore è terribile e non si espande in parole; tenendo per la briglia il cavallo su cui ha fatto porre la salma del suo adorato, ella, saracina, s’incammina alla ricerca di un chiostro. Questa donna impietrita dall’angoscia, che non si preoccupa più di nulla, che non vede neppur più quanto accade intorno a lei, che vagheggia la solitudine presso ad una tomba, è la più vibrata e vera pittura del dolore.

Isabella finisce eroicamente. Fida al doppio giuramento fatto al suo Zerbino di non togliersi la vita e di rimanergli fedele, quando per mala ventura s’imbattė in Rodomonte che la vorrebbe far sua, con un eroico inganno si salva. — Io ti farò, dice al saracino, se me ne dai il tempo, una mistura che, bagnandotene, resterai invulnerabile. — Rodomonte acconsente — la giovane donna preparato il liquore se ne unge il bel collo, e sorridendo chiede al guerriero di provarne su di lei l’efficacia. Rodomonte tira un gran colpo, e il capo gentile d’Isabella si stacca dal busto, mentre dalle labbra sue come un soffio esce un nome: Zerbino!

L’anima buona dell’Ariosto aleggia in questa commoventissima scena; vi si sente come il fremito del cuore del poeta, Isabella è proprio tutta sua.

Ma silenzio squilla il corno, si ode un tinnir di ferro. Ecco le donne guerriere!

Chiuse nella lucida armatura, la spada al fianco, la visiera levata, Marfisa e Bradamante s’avanzano; entrambe sono belle, forti, animose; ma, nello sguardo di Bradamante, splende la gioia serena della donna che ama ed è riamata, in quello di Marfisa lampeggia l’orgoglio e la fierezza. Il movente dell’una è l’amore, quello dell’altra la gloria. Amore e gloria, le due forze motrici del mondo cavalleresco, son dall’Ariosto personificate in queste due stupende figure che a vicenda si danno risalto.

Il tipo delle donne guerriere è sempre esistito — in realtà e in favola. La mitologia, e la letteratura greco-romana raccontano di parecchie prodi eroine; inoltre ci narrano del regno delle Amazzoni. Nell’Eneide vi è poi il tipo di Camilla guerriera senza amori, dalla quale può benissimo esser derivata la nostra Marfisa.