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nomi ricordati in principio del secolo sono quelli d’una Cortemiglia, che diede un pubblico saggio di filosofia, e d’una Barbapiccola, salernitana d’origine, che tradusse, con molta paura d’esser messa in ridicolo per cotanto ardire, i Principj di filosofia del Descartes.[1]
A Genova, Stato non ricco, la gioventù cresceva operosa e morigerata; piacevoli veglie interrompevano l’assiduo lavoro; e, quantunque poco anche qui le donne attendessero alle lettere, sappiamo d’una Panfilia Grillo e d’una Rivarola e d’una Grimaldi, che componevano versi, dati poi in luce, con quelli di molte altre rimatrici, dalla Bergalli nella sua raccolta. La Borromeo-Grillo, che conosceva sette lingue, e parlava persino l’arabo, istitui a Genova l’Accademia de’ Vigilanti, il cui motto era noctuque diuque e l’insegna un grillo. Anche a Milano era chiara questa coltissima donna; ed il Grandi battezzò col nome di lei un nuovo genere di curve chiamandole clelie.
A Siena, dove il divertimento prediletto in que’ frigidi tempi consisteva nel fare alle pallottole di neve, il governatore Sisinelli dava in casa sua trattenimento agli amici; e sedeano a circolo in una sala col camino spento, al lume d’una lampada a due lucignoli, bastante per chi non avea che a parlare. Sotto la tavola era un braciere, e ciascun invitato teneva un veggio per iscaldarsi le mani. Troviamo d’allora nove o dieci nomi di poetesse senesi; tra cui parecchie estemporanee, e tutte pastorelle d’Arcadia. [2]
Dal contado pistoiese traeva origine la famosa Corilla Olimpica, educatasi poi a Firenze; la quale, più che alla valentia, dovette alla propria bellezza ed alla fortuna, che le diede a protettore un ricco mecenate, la sua doppia corona in Arcadia ed in Campidoglio. Vanto di Pisa è la buona e soave Borghini, detta dal Redi emula di Vittoria Colonna. Fu essa tra quelle rare donne, che i più gravi studj coltivarono virilmente; e non cercò abbellirsi di gioie domestiche la vita; ma in età matura fu istitutrice affettuosa ai nipoti della Granduchessa di Toscana, che l’aveva fatta sua dama d’onore. Una nipote della Borghini, con Maria Fortuna e colla Cicci, che, avversata dal padre nelle sue inclinazioni, e chiusa in convento, suppliva all’inchiostro negatole spremendo degli acini d’uva, e divenuta poi
- ↑ Più tardi è menzionata Enrichetta Balbo Taparelli, erudita, musicista, ed autrice d’un romanzo morale inedito; nel principio del secolo, è ricordata a Torino la contessa Paola De Gubernatis, rimatrice, che conosceva il latino e lo spagnuolo.
- ↑ Di Siena era anche Aretofila Rossi, che si rese celebre colla sua Apologia delle donne, ed ebbe dal Montanti dedicate due medaglie. Sono poi ricordate con lode varie letterate anche nelle minori città toscane. Arezzo, nei Forzati, annoverava una Confusa; nomignolo, per un’accademica meno improprio d’altri soliti.