Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/257

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potenza dell’amore. Ma ecco che un’altra anima attratta dal magnetismo, dal forte magnetismo degli spiriti, l’anima gemella della fanciulla, si avvicina a lei; e qui uno sguardo che le pareva d’aver sempre conosciuto, ma che non aveva mai visto; una voce dolcissima che le pareva d’aver sempre udita, ma che non aveva mai ascoltata; una mano che le pareva d’aver sempre stretta, ma che non aveva mai tocca, si posano su di lei, le ricercano le fibre più nascoste, la scuotono, la fanno fremere, ed ella alzando la testa, svegliandosi come da un sogno, esclama con le lagrime agli occhi, con l’ebbrezza della felicità: Ah questo è l’amore, ah questo è l’amore! Dunque io non lo conoscevo, dunque avevo ragione io a credere che quell’altro non era amore? Oh si, questo é l’amore, ripete macchinalmente, e con l’amore le si schiudono nuovi orizzonti più belli, le lusinghe più ambite della felicità.

Che cosa sono divenute ora, o signori, la gratitudine, la compassione? l’orgoglio di far felice l’uomo che, non amato, l’ha amata per tanto tempo? Che cosa è divenuta la tema fortissima di vederlo soccombere, se ella non l’avesse amato? Che cos’è valso il timore di creare la propria felicità sulle rovine d’un altro cuore affettuosissimo? Ma l’amore ha parlato, l’amore superbamente le si è parato dinnanzi, e di faccia a questo colosso indomabile tutto tace, tutto si vince, ed ecco la donna, che è sinonimo di pietà, farsi per amore crudele e spietata. Ma perchè le si forza il cuore, ma perchè le si chiede l’elemosina d’un affetto quando ella non sente di darlo? E vi è forse d’uopo di pressioni quando ella ama ed è libera di sé? C’è bisogno d’impegnarla per mezzo di qualche altro sentimento, quando v’è quello imperioso dell’amore? Di chi è la colpa, o signori, se la donna diventa crudele? se abbandona l’uomo a cui, senza sentirlo, promise amore?

Conobbi una volta una fanciulla del popolo, bella, buona, onesta e laboriosa. Ella faceva da cameriera in una casa bene agiata, e i suoi padroni l’avevano cara perchè usciva proprio dall’ordinario.

Non aveva mai conosciuto di che potenza fosse lo strale d’amore; ma un giovane operaio fé’ vibrare quel cuore di vergine, e come avviene spesso delle anime, in cui il sublime femminino prende tutto il sopravvento, s’abbandonò ella, come una bianca vela, all’oceano vorticoso dell’amore. Sacrificii che fin allora non avea conosciuti, privazioni che, prima d’innamorarsi, avrebbe credute impossibili, lavoro superiore alle sue forze, per adempiere i doveri e per soddisfare a quanto il cuore la consigliava come esclusivo