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mente non la lasciano muovere avanti, senza impedirle di incedere dignitosa e fiera. Per esse sfugge agli inevitabili e fatali errori a cui vediamo andar incontro colla loro improntitudine le americane e le inglesi; per esse mantiene quell’ideale modesto e serio che è sempre stato il tipo della nostra donna e che ha dato i mondiali esempi delle Comelie, delle Veturie, delle Lucrezie.
Salutiamo dunque riverenti questo avvenire che si prepara, salutiamolo nel nome di Beatrice, luce di Dio viva, di lei che fu l’idealità e insieme la scienza e la fede, di lei che rappresenta la purezza della fanciulla e la saggezza della condottiera, di lei che condannava il peccato come creatura santa e non abbandonava il peccatore come creatura mortale, di lei che fu la stella di Dante, la guidatrice della sua vita spirituale, la ispiratrice delle più grandi sue opere.
Salutiamolo nel nome di questa Mostra e delle mille elette che qui convennero a mostrare il loro valore e il loro buon volere.
Sì, salutiamolo speranzose e liete, dacché se non ci sarò dato di vedere questo nuovo e giocondo evento, saremo fiere di averlo preparato, e godremo di intravederne nell’ore estreme l’alba purissima a cui si rivolgeranno i nostri sguardi e le nostre aspirazioni, come i martiri del nostro riscatto si consolavano nella visione d’un’Italia libera e una, quando le catene erano ancora strette ai loro polsi e le tenebre si addensavano sopra la loro povera testa.
Oh, salutiamola la donna nuova, la donna educatrice nella famiglia, moderatrice nella società, anima e ispirazione di ogni miglioramento sociale, la donna come la voleva il grande filosofo:
«Compagna e partecipe non solo delle gioie e dei dolori dell’uomo, ma anche e sempre delle sue aspirazioni, dei suoi studii, dei suoi pensieri e sopratutto dei suoi tentativi di miglioramento sociale».
Emilia Mariani.