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Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/427

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come mezzo di beneficenza pubblica è da tutti gli economisti giudicata inefficace e demoralizzatrice. Essa invero non potrà mai vincere radicalmente la miseria perchè ne favorisce le due cause più temibili, l’infingardaggine e l’ozio; perchè genera l’imprevidenza e l’accattonaggio; perchè spegne nel beneficato ogni senso di dignità e di rispetto di sė medesimo, senza il quale non è possibile alcun progresso morale.

Diceva il Pagliani in una conferenza popolare tenuta alla Società d’Igiene a Torino: «È opinione ormai generale fra gli economisti che le elemosine, per quanto si facciano con intelligenza e discernimento, il che non è agevol cosa, per quanto grandi e inesauribili esse siano, non potranno arrivare mai a sciogliere il problema serissimo del pauperismo. La maternità, gli ospizi per gli orfani, i ricoveri di mendicità ecc. potranno fino a un certo punto combattere momentaneamente i mali presenti, ma col certo pericolo di perpetuarne l’esistenza. Tutta questa assistenza di cui si vede e si circonda il povero e cui a poco a poco egli si assuefa considerandola come a lui dovuta, invece di spingere l’operaio sulla via della previdenza e dell’iniziativa personale, ne lo allontana, consolandolo e quasi cullandolo nella sua miseria, il soccorrere la quale egli ritiene sia quasi un dovere per parte della società. Chiunque siasi occupato un po’ seriamente in studi e opere di beneficenza, si è dovuto persuadere che in buona parte la carità quale oggi si compie, porta alla demoralizzazione delle classi povere, come le distribuzioni di panem et circenses all’epoca della decadenza romana.»

Quanti infelici resi tali da una improvvida carità! Vi stringe l’animo incontrare ad ogni passo per le vie delle nostre città bambini laceri, sudici, spinti dai genitori a supplicare con voce simulata di pianto l’obolo che viene loro gettato con indifferenza, sovente con sprezzo e vi domandate con sgomento: che sarà di essi? Il Settembrini nell’ergastolo di Napoli mosso a pietà dei disgraziati che gli avevano prima ispirato orrore, esclama: «Perchè sono scellerati? Prima che costoro fossero caduti nel delitto, che avete voi a fatto per essi? Avete voi educato la loro fanciullezza e consigliata la loro gioventù? Li avete cresciuti nel lavoro? Avete illuminati essi che camminavano nella via dell’ignoranza? E se non avete fatto questo che era il vostro dovere, non avete voi colpa ai delitti loro? Rimprovero severo, ma giusto che ricade anche sopra di noi. È certo che, se i genitori disamorati e inumani non trovas-