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derazione, possono riuscire efficaci, queste società non curano la vera causa del male che è sempre una alimentazione insufficiente a riparare le perdite organiche, a ripristinare le forze. È la miseria che spinge il lavoratore a ricercare una bevanda che gli infonda calore e dia un eccitamento alle membra stanche dalla grave fatica. Vorrete voi persuaderlo che non ne trae che momentaneo vigore e che al fittizio benessere succederanno abbattimento e prostrazione maggiori? Gli griderete che beve il veleno che lo ucciderà? Ammonizioni vane, inutili consigli, finchè il misero non possa trarre vigore durevole da un’alimentazione sana e sufficiente.
Meglio adunque che le Società di temperanza, giovano allo scopo le associazioni cooperative e fra esse le cucine popolari, le quali si propongono di offrire al lavoratore onesto un dignitoso mezzo di provvedere a sè ed alla famiglia un cibo nutriente, allestito con cura, gustoso e digeribile.
In tutto questo lavoro quanto può essere utile l’azione della donna! Qual vantaggio non ne verrebbe alla Società se nelle scuole essa acquistasse buoni principii di fisiologia e nozioni precise sul valore degli alimenti! Non è sempre la mancanza di mezzi che costringe ad una troppo scarsa nutrizione, poichè si trovano sostanze a poco prezzo capaci di soddisfare i bisogni dell’organismo; mancano bensi al popolo nozioni che lo guidino nella scelta di esse e nell’apprezzamento della loro potenza nutritiva in confronto col prezzo di costo.
Se non volessi, fedele al proponimento fattomi, essere brevissima, potrei confrontando la composizione chimica di alcuni cibi, mostrando come essi vengano maggiormente utilizzati dall’organismo se allestiti in uno più che in altro modo o variamente associati fra loro, provare con cifre quanto io affermo, che cioè l’operaio con spesa assai minore che non lo faccia d’ordinario, si potrebbe procurare un alimento sufficiente. E aggiungo: se la donna avesse cognizioni esatte sull’allevamento dei bambini, quante esistenze ammalazzate, quante vite si risparmierebbero! Tutti gli igienisti si accordano nell’affermare che la grande mortalità nell’infanzia non è necessaria conseguenza dei delicati organismi, ma di mancanza delle cure più necessarie, come per lo più il rachitismo è dovuto ad una sbagliata alimentazione che le madri scelgono non per miseria, ma per ignoranza. Sollecitiamo adunque che venga introdotto nelle nostre scuole popolari un tale insegnamento da ritenersi addirittura indispensabile.