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che dall'adolescenza portò impressa nella mente un'alta specie di bellezza, amò e cantò nella donna vera la donna ideale. Erano popolane le fanciulle amate, Silvia e Nerina. Dalle fenestre del palazzo il giovane patrizio le vedeva tessere, le udiva cantare: la festa danzavano colle compagne sull'aprica piazzetta sottoposta: aspettavano a primavera le maggiolate degl'innamorati loro. Venne la morte, che le rese più idealmente care al poeta. Sempre la morte sull'amore, da Beatrice in poi! Quelle due semplici creature ignoravano che il loro povero nome recanatese sarebbe vissuto nelle malinconiche rime del Leopardi. Così accade. Immaginò forse Beatrice la nostra festa sei volte secolare ? La vita nuova del Leopardi era finita colle Ricordanze, nè si riapri con Aspasia. La vide circonfusa d'arcana voluttà, e inchino il fianco sopra nitide pelli. La vide comporre di sè nell'amplesso de' pargoletti un gruppo di fidiaca eleganza. Ma cercò vanamente in lei un innebriamento d'idealità. Partitosi dalla lusinghiera, tornò più sconsolato che mai al primitivo amore di quella donna ideale che non ha nome, di quell'unica che gli balenava nei sogni, di quella che gli avrebbe fatto seguir loda e virtù, se viva l'avesse incontrata, come viva la incontrò Dante nella mirabil Beatrice. E salendo più alto del secolo tetro e con più disdegno dell'aere nefando, ne fece una dell'eterne idee, abitante forse in altra stella e spirante etere più benigno.
Però il culto dell'ideale non appartiene solo alla poesia dotta, a certi popoli e a certi tempi. Esso è insito nell'indole umana, e la natura non altera le leggi sue per variare di convenzioni letterarie e per fosforescenza d'artificiose malie. I fantasmi amorosi si trasformano. Alcuni, di sublime idealità, si son venuti dileguando. Dicono: per sempre. Follia! Riappariranno da lontananze inesplorate, quando meno cel crederemo. L'uomo ha sete d'ideali, e sempre inseguirà le sue alte visioni, e vivrà di sogni, di lacrime, d'armonie, più che di pane e di scienza, finchè vi saranno sulla terra la gioventù, la virtù, i fiori, le fanciulle, ed anche le sventure, ed anche quella suprema fattrice e conservatrice d'idealità, ch'è la morte. Noi oggi respingiamo l'idealità dall'arte e dalla vita. Ed ecco, ella si contenta di manifestarsi qua e là in alcune poche e nobilissime intelligenze, e volontieri penetra, o meglio, si mantiene nello spirito d'un grande popolo, semplice ancora ed onesto, il popolo delle nostre campagne. Non so ben dire quanto il Poliziano da lui prendesse, o a lui donasse in certe sue delicatissime rime.