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Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/74

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E fin da quando a richiesta di Fiammetta egli scrive il Filocopo, cercando fra le memorie dell’arte classica, ed i racconti medioevali quanto gli pare adatto per rendere sempre più variato e dilettevole il suo discorso, molte figure femminili reali e viventi stanno come trionfanti innanzi alla sua fantasia; e mentre, siccome ben nota l’illustre professor Zumbini, per una donna che gli då la leggenda di Florio e Biancofiore, egli ne crea tutta una schiera, esse che appaiono nell’opera sua «quasi forme aeree e fuggitive» sono pur le stesse che avranno maggior movimento di vita nel Decamerone.

Cosi se le donne e l’amore hanno inspirato la nostra poesia più gentile del duecento e del trecento, da Guido Guinicelli fino a Dante ed a Cino; se le belle donne hanno già pregato i poeti di voler cantare, poichè Guido Cavalcanti scrive:

Donna mi prega perch’io voglio dire,

è anche per una donna amata che il maggior prosatore del secolo si affatica, nel dare alla sua parola tutta la venustà dell’arte; è per amore ch’egli giunge nella Fiammetta a fare una minuta analisi psicologica, e ad essere maestro nella descrizione della bellezza nell’Ameto ed in altre opere sue. E benchè non si possano dire tutte storiche le donne dei suoi versi e delle sue prose, e non manchino fra loro quelle ideali ed allegoriche; pur le immagini delle donne reali offuscano tutte le altre, e fra esse, amata potentemente dal suo poeta, sta come regina Fiammetta, con tutte le seduzioni della forma e colla malia della bellezza.

Come se non fosse bastata ancora l’influenza dei costumi della corte di re Roberto sull’animo di Boccaccio, e quella delle corti dei principati lombardi, che si estende sull’Italia e la perverte; i terrori della peste sconvolgono le menti, e giunge il tempo in cui trovasi a lui d’intorno gente, che non curandosi più dell’incerto domani, pensa solo ai giuochi, ai balli, all’andar cantando e sollazzandosi [1], nè più si dà pensiero di ragionare idealmente delle donne e dell’amore. E se ricordiamo che si avvicinano i tempi nuovi, che Boccaccio ha un culto per l’antichità e indole appassionata e volubile, non possiamo stupirci se nell’opera sua, quando egli dice della donna, troviamo una specie di reazione violenta contro tutta

  1. Scipione Ammirato. Storie florentine, lib. x.