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sovra tutte le altre del suo tempo, quale virtù le appropriò se non un grado di maggiore bellezza sensuale, più corrotta e più corrompitrice di ogni altra?
Forse che potette discernere nel seno della civiltà latina, Dante, il tipo della sua donna?
Le poche e nobili figure muliebri dell’antica Roma, sono non che assai diverse, di lunga mano inferiori alla donna perfetta imImaginata e rappresentata in Beatrice.
E più tardi, nella superba Roma, specialmente a tempo dei Cesari, che cosa era la patrizia romana?
Fra i molli ozii e le raffinate vanità delle sue camere dove ella trascorreva buona parte del di circondata da schiave, occupate a tingerle di lucido rosso i capelli, di minio le guance, di stibio le palpebre, e metterle attorno ricche vesti orlate di oro, ed ornarla di armille, di collane, di gemme preziose; tra i piaceri del triclinio e delle terme, e le bestiali emozioni del circo, la donna aveva smarrita ogni grazia muliebre ed ogni dignità. Crudele ed irosa con gli schiavi, snaturata coi figliuoli, dimentica della famiglia, che il suo lusso smodato menava a rovina, assetata di piaceri, ed abbandonata ai bassi istinti ed alle sue cieche e volubili passioni, per la facilità del divorzio, ella fu veramente non ultima delle funeste cagioni allo smisurato pervertimento della società romana.
Questi erano i tipi di donna prima della cristianità: salvo qualche raro esempio di virtù, come guizzo di lampo tra cupe tenebre.
A trarla dall’abisso in cui era piombata e riporla su di un seggio luminoso, da schiava dei sensi e delle passioni a poterle elevare un trono spirituale, dalla sirena dell’antica favola, mostro in forma di donna che affascinava l’uomo con la bugiarda bellezza, per trarlo incatenato nelle profonde voragini del mare e dargli la morte; a farne quelle donne forti ed amorose come Beatrice, Matelda e Lucia, felicità e gioia all’uomo, onore e vanto del nostro sesso, bastò il raggio puro, bello, vivifico del cristianesimo.
Quel raggio colpi la coscienza addormentata della donna: dissipò le tenebre che si erano addensate sul cuore di lei e fattosi a mano a mano più forte, sfolgorò sul suo intelletto e sulle potenze spirituali, e circondò la donna di quell’aureola di luce in cui potette guardarla e disegnarla la mente del nostro poeta.
Certo a lui dovė bastare di contemplare la perfezione divina della prima donna cristiana, di quella Vergine Madre, così altamente cantata ed invocata da lui, nel trigesimo terzo del Paradiso. Ma