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veste che ella aveva tessuta per suo figlio Tullio. E se la buona Vipsania figliuola di Attica Cæcilia, non fosse stata da Augusto strappata all’amore di suo marito Tiberio, costui che l’amava, forse guidato dal dolce potere della figlia dei Metelli, non avrebbe funestato il mondo coi suoi vizii.
Cecilia nacque nel secondo secolo del cristianesimo, ed il suo cuore nobile ed ardente fu preso dalla bellezza di quella luce nuova di amore, che brillava come una stella lucidissima nel buio aere del paganesimo. A quell’amore ella consacrò il suo cuore e la sua vita. La feriva e le ripugnava lo spettacolo dell’unione maritale, quale era intesa ai suoi tempi da quella corrotta gente, che non mirava che a contentare le basse voglie e le brutali passioni; sicchè il matrimonio non era più sorgente benefica di purificazione e di moralità; ma un peggiore strumento di corruzione e depravazione. Quando Cecilia fu costretta dai suoi parenti ad accettare per isposo il nobilissimo giovane Valerio, le venne l’ispirazione e s’infiammò in lei il desiderio d’innalzare l’unione dei cuori, tra gli sposi in terra, a quella sovrumana perfezione onde i cuori si uniscono tra loro nella vita celeste: d’innalzarla e di mantenerla in quella sovrumana perfezione. Col desiderio di compiere questa nuova e pura missione, ella vide con gioia avvicinarsi il di in cui doveva andare sposa a Valerio, che l’amava ardentemente.
Egli era pagano, e Cecilia dovette tollerare i riti della cerimonia nuziale quale si usavano tra i pagani. Smesse le sue ricche vesti di seta, indossò una bianca tunica di lana, ricordo della semplice veste di Caïa Cæcilia, ma a lei emblema di purezza di cuore, e con una simile intenzione, io credo, si avvolse il capo del velo fiammeggiante.
L’offerta del latte e del vino si compi, il pane dell’alleanza fu spezzato, e Valerio posto in dito alla sposa l’anello, la condusse tra i suoni ed i canti degli epitalamii alla sontuosa dimora che le aveva preparata. E certo quand’ella pose il piede in quella ricca abitazione arredata con tutto il lusso romano, e profumata dei più delicati aromi orientali, ella pensò a quell’altra bellissima, assai più bella dimora celeste dove ella voleva un di condurre il suo sposo La leggenda dice che quando Valerio entrò nella camera nuzial dove era stata condotta dai parenti la sposa, udi che ella cantav così soavemente e con tanta dolcezza, che mai voce umana tan melodiosa aveva colpito il suo orecchio. Lire e cetre accompagn vano il canto, ed un’altra voce più dolce ancora e più soave