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Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/96

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In quei momenti la sua bellezza raggiava dal volto, dalla bocca, da tutta la persona, come se un raggio di sole, cadendo su lei, l’avvolgesse in un nimbo di gloria. La gente guardava piena di stupore questa nuova bellezza, che non accendeva la passione ed il desiderio nel loro cuore; ma lo commoveva ad affetto ed ammirazione. Come la sua bellezza, così era singolare in tutto. Ciò che le donne del suo tempo avevano in maggiore orrore, la miseria e il dolore, gli schiavi ed i poveri, che consideravano peggio che vili animali, queste cose ella amava, e di poveri, d’infermi, di schiavi ella formava la sua famiglia e la sua delizia. Che a quattordici anni, ella non iscegliesse ancora uno sposo tra tanti ricchi e nobili giovani che aspiravano alla sua mano, pareva la più strana cosa del mondo; ma ella col suo raggiante sorriso, che si accendeva in alto, diceva:

— La mia scelta è già fatta, ed il cuore l’ho donato ad Uno, la cui bellezza è tale, che solo gli astri ed il sole son degni di contemplare. Non vedete voi le gemme che Egli ha messo in mia mano, ed il velo con cui mi ha incoronato il capo, perchè io non accetti altro sposo che lui?

Misteriose parole, misteriosa figura la tua, o dolce Agnese, che adombrano un nuovo aspetto di santità, un nuovo benefizio che tu facesti alla società, un’età nuova che tu inaugurasti sulla terra: perchè dopo di te non son mancate mai anime grandi, nobili, purissime, che avendo messo il cuore là, dove si accende e si dilata l’amore, amarono sulla terra non più un uomo, ma l’uomo, l’umanità coi suoi dolori e con le sue miserie. Tu insegnasti come la verginità non è già isolamento e vuoto e inerzia; ma impeto e pienezza di affetto. L’amore che portasti a Gesù t’infiammò d’amore ai poveri, ai deboli, agl’infermi, a tutti gl’infelici.

Come al paragone ci appariscono sterili, cupe le figure di quelle vestali, vergini anch’esse, ma non di cuore, che, vuoto di ogni affetto, concepiva livore e dispetto contro il genere umano, ed esultava agli strazii degl’infelici. Davanti a quella maravigliosa tela del Jérome: alla vista di quelle truci vestali, le quali affisano con occhio impassibile in mezzo al circo il giovane gladiatore, che, coperto di ferite e sul punto di soccombere a tanti strazii, implora la vita con uno sguardo che fa gelare di pietà il sangue nelle vene, e fa scorrere per l’adunanza un brivido di commozione; elleno sole, inesorabilmente, abbassano il pollice e decretano la sua morte.

A tal vista noi sentiamo vergogna di essere donne!!