Pagina:La fine di un regno, parte I, 1909.djvu/231

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 209 —

contegno del re salvò tutto. Egli non volle che si sospendesse la sfilata delle truppe; continuò ad assistervi e nel pomeriggio usoì con la famiglia, percorrendo le vie più popolose della città, la quale del resto non si abbandonò a nessuna espansione di gioia. Alla Reggia fece subito chiamare il dottor Rosati, il quale notò una piccola scalfittura sotto la mammella sinistra. Essendo il re eccitato, lo rassicurò che non era nulla e gli prescrisse un calmante, che il medico stesso preparò. Il giorno seguente prese dell’antacido e si mostrò calmo, quasi ilare, nel ricevimento delle autorità e del corpo diplomatico, che andarono a rallegrarsi con lui. All’incaricato di affari di Sardegna, che era il Gropello, si affermò che avesse detto ironicamente: "scrivete al nostro carissimo cugino che non è stato nulla, e che sto bene„. Invece parve che particolarmente gradisse l’interessamento premuroso del Gropello, al quale rispose: "che era più che persuaso della sincerità dei sentimenti che il re di Sardegna e il governo piemontese nutrivano per la sua persona„. I particolari di quelle udienze sono interessantissimi, come vennero riferiti dal Gropello nel suo carteggio, con tutt’i particolari che raccolse. Il rappresentante sardo fu addirittura esauriente nelle informazioni, nelle impressioni e anche nei giudizi, punto benevoli per il governo di Napoli che afferma esoso e odioso al paese; per la truppa, che chiama corrotta e malcontenta, e principalmente per la polizia, che obbligava i cittadini a illuminare le case per alcune sere di seguito e promoveva gl’indirizzi di rallegramenti. Non manca qualche inesattezza nelle notizie circa il Milano, che nel primo rapporto chiama "Melana„ e circa i precedenti di lui, ma nel complesso quel carteggio è un documento storico di prim’ordine.1 Ferdinando II era troppo furbo per lasciarsi andare col corpo diplomatico a qualche sfogo, a qualche espressione meno che meditata e ponderata, scriveva a me lo stesso Gropello, poco tempo avanti di morire, benchè la parola sincerità adoperata dal re potrebbe lasciar supporre il contrario. Si aggiunga che il rappresentante sardo fu l’ultimo dei diplomatici, che andasse da Ferdinando II ad esprimergli, d’incarico del re Vittorio Emanuele, i rallegramenti per lo scampato pericolo, e che quella nota fu provocata dallo stesso Gropello, come può vedersi, e non porta la firma di Cavour, presidente del consiglio

  1. Vol. III, documenti.