Pagina:La fine di un regno (Napoli e Sicilia) II.djvu/281

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non dir tutti, antidinastici, unitari, cavurriani, garibaldini, mazziniani, tutto insomma, fuor che dinastici e costituzionali. Solo foglio costituzionale fu l’Italia, che lealmente sostenne la federazione e il regime costituzionale, cioè il programma del ministero. La dirigeva Francesco Rubino, antico liberale, che fece “parte, nel 1848, della spedizione di Venezia con Guglielmo Pepe, e aveva sofferte, al suo ritorno, non poche molestie e lunga prigionìa nel castello di Bari. Era uomo di geniale cultura e scrittore di versi e di drammi, amico intimo di Carlo de Cesare e polemista valoroso. I suoi articoli del 1860 non si rileggono, oggi, senza riconoscervi un senso quasi profetico. Egli antivedeva le conseguenze di un’unità senza preparazione, la quale non s’intendeva che come ingrandimento del Piemonte. Rubino occupò, più tardi, alti uffici amministrativi, ed è morto da pochi anni a Napoli sinceramente rimpianto. Ruggiero Bonghi, tornato dall’esilio, fondò nell’agosto il Nazionale, che, apertamente unitario e cavurriano, polemizzava con l’Italia, e iniziò subito quella vivacissima guerra a don Liborio, che non ebbe tregua. Scrivevano nel Nazionale Diomede Marvasi, Federico Quercia, Emilio Pascale, Antonio Turchiarulo, Eduardo Fusco, Aniello Vescia e altri giovani animosi. Marvasi e Quercia erano anch’essi tornati di fresco dall’esilio. Proprietario del giornale era Annibale Landi, nipote del generale, e vi era un comitato direttivo preseduto da Silvio Spaventa. La guerra mossa a don Liborio era provocata dal sospetto che questi non fosse sincero; e che, mentre assicurava i cavurriani di essere con loro, cercasse disfarsene, anche con la violenza, facendone, una volta o l’altra, arrestare i più audaci. Era pure unitaria l’Opinione Nazionale, fondata da Tommaso Arabia e scritta da lui e da Vincenzo Cuciniello, quasi esclusivamente. I fogli letterari divennero politici e antidinastici, quasi tutti, e ricorderò l’Iride, dove seguitarono a scrivere i fratelli De Clemente. Ma questi fogli, insieme al Nazionale e all’Opinione Nazionale, non vanno confusi con. quella folla di giornaletti, eccessivi e sfrenati, e di foglietti volanti, per i quali il prefetto di polizia non trovava parole sufficienti di biasimo. “Miserabili scritture, egli li chiamò in un pubblico proclama, senza concetto, senza forma di stile, non dico italiano, ma umano, condannate all’oblìo, prima quasi di venire alla luce della pubblicità„. Un’eccezione va fatta per il