Pagina:La fine di un regno (Napoli e Sicilia) II.djvu/297

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sime di Tacito, com’era suo costume. Anche gli amici raccomandavano prudenza a don Silvio, e lo consigliavano ad allontanarsi di casa, assicurandolo che la polizia o l’autorità militare, una notte l’altra, l’avrebbe arrestato; e, seguendo il consiglio. Spaventa, dormì parecchie notti or qua or là. L’arresto di Niccola Nisco, proposto, secondo egli afferma, dal ministro De Martino, non fu eseguito, per l’opposizione del presidente del Consiglio, Antonio Spinelli. Il timore di essere arrestati invadeva singolarmente i capi del movimento unitario. Giunse in quei giorni a Napoli, si era alla metà di agosto, Giuseppe Devincenzi, mandatovi da Cavour per adoperarsi con Visconti Venosta, Mezzacapo, Finzi e Nisco, perchè l’esercito, ad imitazione del toscano, si pronunziasse per la causa nazionale. Prima di lasciarlo partire per Napoli, Cavour gli aveva date due lettere di presentazione, una per Persano, l’altra per Villamarina, dicendogli queste precise parole: “Eccovi le due lettere, ma tenete a mente questo che vi dico; quando volete conchiudere, andate da Persano; e quando non volete concludere, andate da Villamarina„. Il Devincenzi era tenuto d’occhio dalle varie polizie. Egli sinceramente afferma che in alcune notti, non dormì neppur lui in casa sua; e che anzi, una la passò in carrozza, con Pisanelli, Gioacchino Saluzzo e Cammillo Caracciolo. Temevano la polizia segreta della Corte, che veramente non c’era; temevano quella del Romano, e più che ogni altro, temevano quest’ultimo, perchè era stato loro assicurato che don Liborio volesse farli arrestare, condannare e fucilare, per alto tradimento, dichiarandoli complici di Nunziante. Questi era tornato a Napoli, ma rimaneva a bordo della Maria Adelaide, e di là, con le istruzioni avute da Cavour, non lasciava di lavorare per il pronunciamento dell’esercito, ma senza conclusione. A tale scopo, vide più volte il Devincenzi e il Nisco, nonchè i capi del Comitato dell’Ordine, ed una volta anche Antonio Ranieri, che Devincenzi era andato a chiamare, e il quale di malavoglia si recò a bordo della Maria Adelaide, senza tornarvi più. A bordo della Maria Adelaide si rifugiarono per alcune notti, il Nisco, Gioacchino Saluzzo, il colonnello Carrano, ed altri che più si tenevano malsicuri.

La verità è, che tutti avevano motivo di temere: i reazionarii temevano i liberali; i liberali, i reazionarii; gli unitarii cavurriani temevano garibaldini e mazziniani; questi come quel-