Pagina:La fine di un regno (Napoli e Sicilia) II.djvu/388

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Afferma inoltre che VAuthion tornò in rada la mattina del 7, riconducendo il ministro. Ma di questo viaggio non vi sono altre testimonianze, nè alcuno di quelli, che erano a Salerno con Garibaldi, ricorda di avervi veduto il Villamarina, o di aver saputo ch’egli vi fosse andato. Il senatore Fasciotti mi assicurava che il Villamarina non vide Garibaldi che a Napoli, due giorni dopo l’ingresso, e solo permise a lui, console sardo, di andare, in proprio nome, a salutare il dittatore, al palazzo Angri, conducendo seco il figliuolo del Villamarina, Emmanuele, che presentò a Garibaldi, il quale fece ad entrambi molte cortesie. Ho potuto constatare più volte che non tutte le circostanze narrate dal Persano nel suo diario, circa gli avvenimenti di quei giorni, sono esatte, nè ciò deve maravigliare, conoscendosi la leggerezza dell’uomo.

Due ore prima della partenza, il De Martino aveva comunicata ai ministri di Napoli, accreditati presso le Corti estere, la protesta firmata dal Re e da lui: protesta più gonfia che solenne:


Da che un ardito condottiero, con tutte le forze di che l’Europa rivoluzionaria dispone, ha attaccato i nostri domini, invocando il nome d’un sovrano d’Italia, congiunto ed amico, Noi abbiamo, con tutti i mezzi in poter nostro combattuto durante cinque mesi, per l’indipendenza de’ nostri Stati. La sorte delle armi ci è stata contraria. L’ardita impresa che quel sovrano nel modo più formale protestava sconoscere, e che non pertanto nella pendenza di trattative di un intimo accordo, riceveva ne’ suoi Stati principalmente aiuto ed appoggio, quella impresa cui tutta Europa, dopo aver proclamato il principio di non intervento, assiste indifferente, lasciandoci solo lottare contro il nemico di tutti, è sul punto d’estendere i suoi tristi effetti sin sulla nostra capitale. Le forze nemiche si avanzano in queste vicinanze. D’altra parte la Sicilia e le provincie del continente, da lunga mano e in tutti i modi travagliate dalla rivoluzione, insorte sotto tanta pressione, han formato de’ governi provvisorii col titolo e sotto la protezione nominale di quel sovrano, ed hanno confidato ad un preteso Dittatore l’autorità ed il pieno arbitrio de’ loro destini.

Forti sui nostri dritti fondati sulla storia, sui patti internazionali e sul dritto pubblico europeo, mentre Noi contiamo prolungare, sinchè ne sarà possibile, la nostra difesa, non siamo meno determinati a qualunque sacrifizio, per risparmiare gli orrori di una lotta, e dell’anarchia a questa vasta metropoli, sede gloriosa delle più vetuste memorie, e culla delle arti e della civiltà del reame. In conseguenza Noi moveremo col nostro esercito fuori delle mura, confidando nella lealtà e nell’amore dei nostri sudditi, pel mantenimento dell’ordine e del rispetto all’autorità. Nel prendere tanta determinazione, sentiamo però al tempo stesso il dovere, che ci dettano i Nostri