Pagina:La guerra del vespro siciliano.djvu/330

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314 la guerra [1283-85]

schiatta, fermato nell’ottantatrè, riconoscendo anco tener dal re di Francia Montpellier e Lans; e che promise per solenne scritto di dargli i passi della Catalogna, vittuaglie, fortezze, e di combatter contro il fratello: patti d’empietà che giurò sul vangelo1, e che attiraron su la sua patria le più atroci calamità.

Ma Pietro saputa la prima sentenza del papa, e preparandosi a renderla vana coi fatti, volle combatterla anco nelle forme. Richiamossene prima per ambasciadori; dei quali altri dal nimico fu preso, alla romana corte pervennero Arnaldo di Rexach e Bernardo de Orlè2; che esposte le ragioni del re, per lui chiedean sicurtà a difendersi in persona innanti il sacro collegio; e proponean compromesso in cinque principi di cristianità; ma rispinti dal papa assai duramente, protestarono, e della sentenza appellaronsi, scrive il Montaner, a Dio e a san Pietro, con uno scritto in buona forma per man di notaio3. Fantasia che bene sta ai tempi; e nascea da un giusto argomento di re Pietro, comune a’ più alti ingegni di quell’età, e fortemente scolpito in tutte le memorie nostre d’allora, ch’era, distinguer sempre la religione dalla Chiesa; lagnarsi ove occorresse del papa, ma esaltar sempre la fede cristiana. Nè da altro forse fu dettato il motto degli agostali d’oro battuti in Sicilia con l’aquila siciliana nel dritto, e il nome della regina Costanza e sopra quello il motto «Cristo vince, Cristo regna, Cristo comanda;» e nel rovescio l’armi d’Aragona, il nome di Pietro, e su quello «La somma possanza in Dio è4.» Apparecchiavasi come ultimo

  1. Diplomi di Giacomo, re di Maiorca, dati di Palayrac, il 16, e di Carcassonne, il 17 agosto 1283, negli archivi del reame di Francia, J. 598, 4, 5.
  2. Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 42.
  3. Montaner, cap. 104.
  4. Lello (Michele del Giudice) Descriz. del tempio di Santa Maria di Morreale, parte 2, pag. 21. Maurolico, Hist. Sic., lib. 1, pag. 15, ed. Messina 1716; il quale aggiugne ch’eran d’eccellente oro, e n’entravan 72 in una libbra. Paruta, Numismatica Sic. in Burmanno, Thes. Ant. Sic., tom. VI, pag. 1231. Vero egli è che nel secol XIII la leggenda «Cristo vince» fu posta in varie monete siciliane, costantinopolitane, e di altri stati; ma sembra che da Pietro fosse scelta apposta all’intendimento che io ho detto; e la rincalzò con quell’altra più significativa «La somma possanza in Dio è.»