Pagina:La leggenda della cintola di Maria Vergine che si conserva in Prato.djvu/11

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 13 —


alla Cintola, gridava ad alte boci, e tutto si stemperava: e così tre spiriti dal fanciullo si partirono, essendo toccato dalla santa Cintola: e in nove dì, che stette nella detta chiesa, furono discacciati xviiij spiriti da questo garzone, per li meriti della beata vergine Maria; li quali predicevano molte cose, e rivelavano molti secreti: e rimase libero lo fanciullo.

Fue ancora un’altra femina ne’ confini dell’alpi, la quale era istimolata da’dimoni per iiij anni; sì che udendo la revelazione della santa Cintola, e li grandi miracoli fatti a quelli dì, inmantenente alla nostra Donna si raccomandoe, e alla chiesa di santo Stefano da Prato venne tostamente. Lo dimonio, ch’era in lei, diceva; Questo inpedire non posso, imperò che Maria m’ha comandato che io a quel popolo debbia anunziare cose di salute. Ed essendo giunta nella detta chiesa di santo Stefano, lo dimonio nel mezzo del popolo in cominciò a gridare ad alta voce, e dire; La vostra regina Maria, per la sua Cintola che avete apo voi, m’ha costretto di venire qui, acciò che io vi dichiari della sua santa Cintola a chi n’avesse dubio; e inperciò udite: In me verità non è, ma amo la bugia; ma quello che m’è comandato, tacere non posso. A voi cherici dico; che matrimonio intra parenti non lasciate fare: per questo sono dannati i vescovi che lasciano fare. E pogniamo che questa femmina fosse nata ne’ boschi, parlava sì per gramatica, che tutti coloro che’l vedevano e che l’udiano si maravigliavano. Disse ancora lo dimonio; La vostra regina Maria m’ha comandato che io v’affermi del suo Cintolo che avete apo voi; ad onore del quale io mi debbo partire da questo corpo, ove io sono: e dovvi questo segnio di verità della mia partenza: non mangerà questo corpo infino a tanto ch’io ci sarò; e uscironne domenica notte a primo sonno. E così rimase libera dal dimonio questa femina. La qual cosa veggiendo quelli che v’erano, rendero laude a Dio.

Fue ancora una conversa di santo Ipolito, la quale diece anni era stata indimoniata; la quale venendo a Prato, e stando a giacere a piè de l’altare di santo Stefano come morta, e parlava per gramatica; la quale per li meriti della Cintola della nostra Donna rimase sana e libera.

E con ciò sia cosa che sarebbe troppo lungo dire a narrare tutti li miracoli della predetta Cintola, bastino questi per testimonianza e