Pagina:La lettera di G. Boccaccio al Priore di S. Apostolo.pdf/12

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ricordo: perchè non sogliono le cosa fresche così subito cadere della memoria. E che diresti tu, gli aggiunge, se invece un anno grande (cioè un periodo di quattro anni) fosse passato, quando non ti ricorsi de’ fatti avvenuti non ancora compiuto un anno solare? La lezione adunque di questo passo è buona nel testo: e male ha fatto il Gamba a pentirsene nell’errata corrige a piè del libro, e di proporre di scrivere anzi così: Che diresti tu se, poichè queste cose son fatte, un anno grande fosse passato? Conciossiachè non ancora il sole abbia perfettamente compiuto il cerchio suo, a Messina, in quello dì che il nostro re Lodovico morì, di questo mio infortunio di fece parola. Buona è però l’emendazione in quello dì, invece d’in quei dì.

Ivi. «Oh buono Dio! ecco se, non sapendo io, del fiume di Lete assaggiasti (forsechè che n’assaggiasti); e se non n’assaggiasti, tu ti dovevi ricordare delle lettere di Sicilia a me scritte di mano del tuo messer Mecenate, egregio albergo delle muse, con quanta instanzia io sia in quelle chiamato, con quante promesse acciocch’io venga.» Il senso, come ognun vede, corre assai male nelle prime due righe: sicchè io proporrei (considerata l’incredibile bestialità de’ copisti che mostrasi in tutto il testo) di emendare così: Oh buono Dio! Ecco tu, e non io, del fiume di Lete assaggiasti. Forsechè n’assaggiasti? E se non n’assaggiasti, tu ti dovevi ricordare delle lettere di Sicilia a me scritte di mano del tuo messere Mecenate, egregio albergo delle muse, con quanta instanzia io sia in quelle chiamato, con quante promesse, acciocch’io venga.