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La musica e il film

Al Congresso Internazionale di Musica che ha avuto luogo a Firenze dall’11 al 17 maggio scorso, alcune sedute sono state dedicate alla discussione dei rapporti fra la musica e il film. È questo il secondo Congresso Internazionale (il primo ebbe luogo nel maggio 1935 nella stessa città) in cui sono stati esaminati teoricamente questi rapporti. Ma assai prima che il problema si imponesse all’attenzione dei critici, la necessità della musica nello spettacolo cinematografico era stata praticamente riconosciuta.

Lo spettacolo cinematografico sin dagli inizî, quando il film non era che una, pantomima movimentata, è stato sempre accompagnato dalla musica. E questo per due ragioni: l’una fisiologica l’altra estetica. È stato osservato come sia nella natura umana di tollerare piuttosto la tenebra che il silenzio, e tutti avranno notato come un senso di vuoto e di malessere si diffonda nella sala quando l’apparecchio sonoro non funziona più per qualche guasto improvviso. Ora la musica nei film muti rappresentava l’unico elemento sonoro che oggi è costituito anche da parole e da rumori. Quanto alla ragione estetica della necessità della musica nello spettacolo cinematografico, quando non vi siano parole o rumori, essa è determinata dal bisogno di stabilire un tramite fisico fra la visione irreale e lo spettatore. Perchè la musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.

La musica che si eseguiva durante la proiezione dei film muti era di due generi: era formata di suites di marce o di ballabili, o di brani di carattere lirico drammatico, tolti per lo più da opere in voga. Nel primo la musica aveva una funzione ritmica, nel secondo espressiva. E i due generi si alternavano a seconda che l’azione aveva un carattere